Continuano a crescere i numeri delle “startup”. In un mercato del lavoro dove le parole ricorrenti sono “disoccupazione” e “precariato” molti giovani hanno capito che per resistere e reagire alla crisi l’opportunità devono costruirsela da soli. Tanto che il fenomeno degli “startupper” è fiorito improvvisamente e, forse, in modo inaspettato in una fase recessiva come quella che sta attraversando il Paese. Questo è quanto emerge dalla lettura effettuata da InfoCamere dei dati della sezione speciale del Registro delle imprese gestito dalle Camere di commercio dedicata alle start-up innovative a sei mesi dalla sua creazione. Al 9 settembre scorso sono 1.114 le società – costituende o già costituite da non oltre 48 mesi – aventi come obiettivo sociale esclusivo o prevalente “lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. I dati di questo particolare universo statistico sono oggetto di un monitoraggio periodico settimanale presente all’indirizzo http://startup.registroimprese.it. “Il nostro paese – ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – anche in un momento di crisi come quella attuale, si conferma terra di imprenditori. Rincuora il fatto che la propensione a innovare è connaturata allo spirito di chi fa impresa in Italia. L’innovazione, infatti, è la strada da seguire per essere competitivi sui mercati mondiali”. (red – 20 set)