(1 ott) È “estremamente probabile”, con un indice tra il 95 e il 100%, che attività imputabili all’uomo, vale a dire emissioni di gas-serra, aerosol e cambi di uso del suolo, siano le cause principali del riscaldamento globale osservato dal 1950. Inoltre, per l’area mediterranea si prevede una significativa riduzione delle precipitazioni sia invernali che estive, a partire dal 2035. Per l’area tropicale si stima invece un aumento dei fenomeni monsonici, mentre dovrebbe restare stabile il numero degli uragani. È il clima che è cambiato, che sta cambiando sotto i nostri occhi. Fenomeni su cui la scienza non sta a guardare, ma si interroga per comprendere e – almeno si spera – per far invertire la rotta. È questo lo scenario che emerge dal rapporto che definisce le basi scientifiche dei cambiamenti climatici, su cui i Paesi membri dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) hanno raggiunto l’accordo, nel corso della sessione plenaria del primo gruppo di lavoro (Wgi) che si è svolta a Stoccolma. Per realizzare il volume oltre 800 scienziati di tutto il mondo hanno analizzato più di 9 mila pubblicazioni scientifiche degli ultimi 7 anni, riguardanti le osservazioni del cambiamento climatico, i modelli climatici e le proiezioni climatiche. L’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha partecipato attivamente all’elaborazione del rapporto, contribuendo al capitolo 14 relativo ai fenomeni su scala regionale e alla loro rilevanza per il clima futuro. Inoltre, l’Enea partecipa attivamente allo sviluppo e al mantenimento di banche dati regionali per l’analisi e la valutazione degli impatti dei cambiamenti climatici, i cui risultati saranno pubblicati nel rapporto del secondo gruppo di lavoro (Wgii) dell’Ipcc. La versione definitiva del volume sarà pubblicata a gennaio 2014, mentre una prima bozza e una sintesi per i decisori politici è già disponibile sul sito www.climatechange2013.org. (Red)