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RAPPORTO MIGRANTES, ECCO
I NUOVI ITALIANI NEL MONDO

it@withub.it by it@withub.it
3 Ottobre 2013
in News dal mondo HP, Protagonisti
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 “Cambio paese, cambio continente cerco di nascondermi tra la gente. Ma è la mia di gente che non riconosco: Povera Italia, cosa hai fatto… hai sbandato e sei in ginocchio”. Sono le parole di “Povera Italia” il brano di Giacomo Lariccia – cantautore e chitarrista italiano residente a Bruxelles – che fa da colonna sonora al video “Rapporto Italiani nel Mondo 2013” del regista Marco Matteo Donat-Cattin. Il video è stato proiettato questa mattina Roma in occasione della presentazione dell’ottavo Rapporto Italiani nel Mondo redatto dalla Fondazione Migrantes. Il Rapporto, come ogni anno, fa il punto del fenomeno migratorio italiano e questa volta ha cercato di focalizzare l’attenzione – oltre che sui numeri – sulle persone: persone giovani, in viaggio, in movimento. Persone pronte a fare nuove esperienze, a crescere e a confrontarsi e che non vogliono essere considerate “cervelli in fuga” . Piuttosto “cittadini del mondo”. “Ho deciso di partecipare a questo video – racconta ad esempio Lariccia – perché presenta quella che di solito viene chiamata ‘ fuga’ come una ricerca di opportunità: un esercizio meraviglioso di libertà che ci pone non come italiani che scappano ma che inseguono i sogni”. Ma è stato proprio Monsignor Gian Carlo Perego – direttore generale della Fondazione Migrantes e coordinatore scientifico del Rapporto Italiani nel mondo, un volume di oltre 500 pagine a cui hanno collaborato 50 autori con 40 contributi ed approfondimenti dall’Italia e dall’estero – a illustrare l’edizione 2013 dello studio: “Tre sono i presupposti di questa rinnovata lettura del fenomeno dell’emigrazione, di quella italiana in particolare: la multidisciplinarietà, la transnazionalità e l’attenzione alla persona. Abbiamo deciso quest’anno di trattare con insistenza l’argomento dei giovani. Decidere di emigrare – continua Monsignor Perego – oggi non deve essere un allarme sociale, ma una valida opportunità di crescita data soprattutto ai più giovani o, comunque, a quelle persone che vogliono percorrere strade diverse e mettere alla prova se stessi”.“Il confronto con realtà europee o oltreoceano, per motivi di studio, lavoro o specializzazione, è per le persone coinvolte, ma anche per i paesi in cui ciò avviene, un’opportunità di arricchire ed essere arricchiti dalla diversa provenienza culturale e dalla differente formazione – ha detto Monsignor Perego che ha continuato: – la messa in comune di competenze e conoscenze nell’ambito di una rotazione di figure più o meno specializzate potrebbe, se largamente condivisa, essere la condizione attualmente più favorevole alla globalizzazione”. Secondo Perego “occorre quindi considerare l’intera tipologia di migranti di oggi, perché parlare di ‘cervelli’ solo nel caso dei laureati, dei dottori di ricerca o degli specializzati che vanno via dall’Italia non è eticamente corretto. La storia ci ha consegnato storie di self made man che senza saper leggere e scrivere hanno fondato, nell’Ottocento e nel Novecento, veri e propri imperi. Altrettanto vero è, però, che dal punto di vista economico, la partenza di un laureato e/o specializzato è molto più incisiva sul già precario equilibrio economico italiano che continua a ‘regalare’ all’estero il suo capitale umano senza alcun investimento o politica di circolazione dalla quale avrebbe solo che da guadagnare”. Ma quanti sono oggi gli italiani all’estero? Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2013, a gennaio di quest’anno i cittadini italiani iscritti all’Aire, residenti fuori dei confini nazionali sono 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L’aumento, in valore assoluto, rispetto al 2012 è di 132.179 iscrizioni, pari a +3,1% e +5,5% rispetto al 2011. Dall’Italia dunque non solo si emigra ancora, ma si registra un aumento nelle partenze che impone nuovi interrogativi. Al centro del Rapporto della Fondazione Migrantes i migranti italiani di ieri e di oggi, coloro che possiedono la cittadinanza italiana e il passaporto italiano ma vivono fuori di confini nazionali, coloro che votano dall’estero, quelli che nascono all’estero da cittadini italiani, quelli che riacquistano la cittadinanza, coloro che si spostano per studio o formazione, coloro che vanno fuori dall’Italia per sfuggire alla disoccupazione o perché inseguono un sogno professionale. Sono gli italiani che si lasciano alle spalle il Belpaese per amore, ma sono anche i tanti italiani che dalle regioni del Sud si spostano al Nord ancora per lavoro, per studio o per esigenze familiari e/o di coppia. Dietro i numeri ci sono le storie, belle e meno felici, facili e difficili, di realizzazione o di perdita, di riuscita o con un triste epilogo. Comunque storie vere che fanno riflettere e pensare e che a qualcuno fanno venire in mente ricordi d’infanzia. “La giornata di oggi mi ha fatto tornare indietro di cinquanta anni. Ho pensato ai miei genitori emigrati e a noi bambini. Ci portavano in chiesa la domenica. Per noi la messa era un momento di ritrovo con la comunità italiana” ha detto Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero, che ha partecipato questa mattina alla presentazione del Rapporto Migrantes. “Il Rapporto è per noi uno strumento di grandissima importanza e utilità” ha detto, invece, l’ ambasciatore Cristina Ravaglia, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie: “I giovani – ha aggiunto – vanno però ‘intercettati’ con nuove forme di contatto come i social media” . Ma proprio questi giovani oggi hanno un esempio in più da seguire: “Papa Francesco è il frutto di una storia di emigrazione perché figlio di piemontesi. In questo senso – ha detto Monsignor Perego – rappresenta un esempio per tutti i giovani emigrati, per chi cerca un futuro migliore”. (3 ott – Gil)

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