(25 ott) Puntuale come sempre da 30 anni è tornato a inizio ottobre “Annecy Cinéma Italien”: la più completa rassegna all’estero della produzione cinematografica italiana dell’ultima stagione. La cittadina dell’Alta Savoia ha ospitato più di 60 titoli con tre anteprime mondiali: “Amoreodio” di Cristian Scardigno, “Acqua fuori dal ring” di Joel Stangle e “31 gradi Kelvin” di Giovanni Calvaruso. In cartellone anche lavori di Alessandro Gassman, Giovanni Columbu, Elisa Fuksas, Bruno Oliviero, Andrea Segre accanto ai “veterani” Silvio Soldini e Daniele Vicari. La 31esima edizione della rassegna diretta da Jean Gili, la più completa di cinema italiano all’estero, si è conclusa con il Premio Sergio Leone a Roberto Andò. “La prima neve” di Daniele Segre ha vinto Le Grand prix e il Premio del pubblico mentre “La variabile umana” di Bruno Oliviero si è aggiudicato un doppio riconoscimento: Premio speciale della giuria e Migliore attore maschile a Silvio Orlando. Il premio Migliore attrice è stato assegnato, invece, a Francesca Ferrazzo, la giovane protagonista di “Amoreodio”, ispirato al delitto di Novi Ligure. Al Festival di Annecy il film “Amoreodio” – una storia di disagi giovanili vissuti fino all’estremo da parte di una coppia di 17enni, interpretati da Francesca Ferrazzo e Michele Degirolamo – non è, infatti, passato inosservato: l’anteprima del film di Cristian Scardigno ha scosso il pubblico, composto per altro da numerosi studenti. “Probabilmente quasi tutti i film in un modo o nell’altro sono ispirati a fatti realmente accaduti. Alcuni più eclatanti, come nel caso di ‘Amoreodio’ ,e altri meno conosciuti – racconta il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico – nel mio caso c’era la volontà di spogliare l’evento di tutti gli ‘abbellimenti’ giornalistici, per lasciar spazio ai personaggi. Mi interessano solo le persone. Nel film – aggiunge – sto ‘incollato’ ai due protagonisti dalla prima all’ultima inquadratura. Solo stando insieme a loro si poteva arrivare ad avere delle risposte. Che poi queste risposte alla fine del film siano chiare o che lascino spazio ad altre domande è un altro discorso”. Classe 1982, laureato al Dams dell’Università degli Studi Roma Tre e diplomato all’Accademia di Cinema Griffith di Roma come regista, Scardigno parla del Festival dell’Alta Savoia come di “un’esperienza fantastica”: “A differenza di Montreal, dove ‘Amoreodio’ è stato presentato in anteprima mondiale – racconta – ad Annecy c’era un clima totalmente diverso, più intimo e familiare. Un po’ l’incantevole piccola cittadina di Annecy che faceva da cornice, un po’ la sensazione di essere comunque a casa in mezzo agli altri colleghi italiani: questa manifestazione mi è sembrata unica. Per me ha rappresentato la discesa in campo in una partita da giocare ‘in casa’, dove senti una responsabilità maggiore. Eravamo più vicini all’Italia e il fatto di essere in concorso e avere illustri ‘avversari’, mi rendeva più nervoso ma allo stesso tempo più orgoglioso di essere arrivato fin lì con questo piccolo film. Eppure – dice il giovane regista – sono riuscito a godermi tutto appieno solo nel momento in cui si sono riaccese le luci in sala ed è partito l’applauso del pubblico. Ho sentito l’apprezzamento sincero e ho visto i volti della gente e quello mi ha ripagato di ogni fatica. E’ stato un grande successo, – continua entusiasta – a cominciare dal numero incredibile di spettatori presenti alle proiezioni. Poi l’interesse del pubblico a film finito, i complimenti ricevuti e il premio vinto da Francesca non hanno fatto altro che coronare un’avventura stupenda”. E proprio a proposito di Francesca, Scardigno racconta: “E’ arrivata al provino e ha recitato due scene del film quasi alla perfezione. E’ stata quella che è andata più vicino al mio modo di concepire il personaggio. Mi è bastato un suo sguardo per capire immediatamente che Katia doveva essere lei. Visivamente la vedevo già nel film. Poi, fortunatamente, il lavoro svolto prima e durante il film mi ha confermato la sua bravura. Ora che ha vinto ad Annecy, anche gli altri si accorgeranno di lei”. Infine Scardigno che ha già alle spalle numerosi riconoscimenti internazionali riflette sul cinema italiano all’estero: “L’impressione è che all’estero il cinema italiano sia molto ricercato. C’è voglia di vedere prodotti italiani e i registi vengono sempre accolti a braccia aperte. Non so se è una questione di cultura o educazione, ma all’estero penso che ci sia ancora un grandissimo rispetto per il nostro cinema. Il che non vuol dire – precisa – che ogni film arrivi al cuore dello spettatore. Ci vogliono comunque ottimi prodotti capaci di far appassionare, riflettere, ridere o piangere in ogni parte del mondo”. (Gil)