Roma, 6 nov – “La nuova New York degli italiani. Da manovali a signori delle arti” il titolo di un articolo di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera che sottolinea come la città che ha eletto Bill de Blasio è molto diversa da quella che scelse nel 1933 Fiorello La Guardia, il primo grande sindaco “italiano” di New York: “Italoamericani discendenti dell’immigrazione di fine Ottocento ormai integrati, emigrati dell’onda della metà del Ventesimo secolo in via di assimilazione. E gli arrivati degli ultimi anni, i professionisti della moda, della finanza, delle professioni legali e dell’alta cucina che mantengono la loro identità italiana: i vecchi leader – costruttori, importatori, giudici, commercianti – ormai svaniti. I nomi sulla bocca di tutti sono quelli di designer, signori della moda, artisti, architetti (Renzo Piano su tutti), ristoratori: Mario Batali, Lidia e Joe Bastianich che sono anche star televisive. Con Eataly a fare da catalizzatore dell’“industria del cibo”, unico vero, grande aggregatore del made in Italy. Il mosaico sociale è cambiato. E la mafia non spaventa più. Così de Blasio non ha faticato a raccogliere un voto plebiscitario”, “per gli italiani d’America l’identità etnica ha ancora una certa importanza, ma non è più il fattore che li definisce”.
(red)