A NEW YORK OMAGGIO A GIUSEPPE CAPOGROSSI
Si tiene alla Casa Italiana Zerilli Marimò di New York, il dipartimento di Italiano della New York University, fino al 13 dicembre, una mostra dedicata a Giuseppe Capogrossi, uno dei protagonisti assoluti della scena artistica astratta del secondo dopoguerra, nell’ambito degli eventi dell’Anno della Cultura italiana negli Stati Uniti. L’esposizione ripercorre l’iter artistico di Capogrossi (1900-1972) le cui opere, oltre che nei maggiori musei di arte contemporanea del mondo, sono presenti anche al Guggenheim di New York. La mostra, la prima dedicata al pittore romano a New York da quella storica allestita nella galleria di Leo Castelli oltre cinquanta anni fa, è curata da Guglielmo Capogrossi e Laura d’Angelo, in collaborazione con la Fondazione Archivio Capogrossi. (red)
I NUOVI MATERIALI MADE IN ITALY
Si tiene fino all’8 dicembre, alla Triennale di Milano, “Material ConneXion Italia”, la mostra che presenta una selezione dei più interessanti e innovativi materiali made in Italy. Obiettivo dell’esposizione è diffondere la cultura dei materiali per l’innovazione in ambiti come architettura, design, moda, tecnologia, oltre a celebrare il patrimonio di eccellenze italiane apprezzate in tutto il mondo in settori che coinvolgono i più vari aspetti della vita quotidiana. I produttori italiani di materiali e processi produttivi innovativi o sostenibili più particolari e con i migliori riscontri di pubblico e mercato presenteranno una serie di installazioni e saranno protagonisti di 48 tabulae con campioni di materiali e dettagli tecnici. (red)
LOUISE NEVELSON: SCULTRICE DEL FRAMMENTO
Dopo aver fatto tappa a Roma, la mostra dedicata a Louise Nevelson approda alla Fondazione Puglisi Cosentino a Catania, fino al 19 gennaio. Fortemente voluta, ideata e realizzata dalla Fondazione Roma – Mediterraneo, la retrospettiva annovera oltre 70 opere della scultrice americana di origine russa Louise Berliawsky Nevelson (Pereyaslav-Kiev 1899; New York 1988) e narra il contributo che l’artista ha dato allo sviluppo della nozione plastica: nella scultura del secolo scorso la sua opera occupa un posto di particolare rilievo, collocandosi tra quelle esperienze che, dopo le avanguardie storiche del Futurismo e del Dada, hanno fatto uso assiduo del recupero dell’oggetto e del frammento con intenti compositivi. Il percorso di mostra racconta l’attività della Nevelson, che prende avvio dagli anni Trenta, con disegni e terrecotte, consolidandosi poi attraverso le successive sculture: gli assemblage in legno dipinto degli anni ’50, alcuni capolavori degli anni ’60 e ’70 e significative opere della maturità degli anni ’80, provenienti da importanti collezioni nazionali e internazionali. Il percorso è arricchito da foto originali e riproduzioni di importanti fotografi, come Pedro E. Guerrero e Robert Mapplethorpe, che ritraggono l’artista nel suo studio. (red)
FERRARA: IL ‘600 “RISCOPERTO” DAL TERREMOTO
Il terremoto che ha colpito l’Emilia nel maggio 2012 ha lasciato segni importanti anche nel territorio ferrarese. Tra i più gravi ci sono i danni arrecati alle chiese estensi e alle opere d’arte in esse contenute. La maggior parte degli edifici di culto di Ferrara è ancora in attesa di interventi che ne consentano la piena riapertura. Al fine di rilanciare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo problema, la Fondazione Ferrara Arte e il Seminario Arcivescovile di Ferrara, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e i Musei Civici di Arte Antica di Ferrara, organizzano la mostra “Immagine e persuasione. Capolavori del Seicento dalle chiese di Ferrara, fino al 6 gennaio a Palazzo Trotti-Costabili, già sede del Seminario Arcivescovile. In esposizione una selezione di capolavori provenienti da alcune delle chiese tuttora inagibili, come San Domenico, Santa Maria della Pietà, Sacre Stimmate e Santa Chiara. Quello vissuto da Ferrara fu così un grandissimo Seicento, sino ad ora considerato ingiustamente subalterno ai fasti cosmopoliti della casata degli Este nel Quattro e Cinquecento. Espresse infatti personalità di assoluto rilievo come il tormentato Carlo Bononi, il soave Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino ed il sanguigno Francesco Costanzo Catanio. Oltre che aver accolto forestieri di grandissimo prestigio come Ludovico Carracci e Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, due dei più celebri pittori del 17.mo secolo. (red)
I CREATIVI DELL’EUROPUNK
Dopo essere stata presentata nel 2011 a Roma, a Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia e poi a Ginevra e Charleroi, approda a Parigi, fino al 18 gennaio, alla Cité de la Musique, la mostra “Europunk, la cultura visiva punk in Europa, 1976-1980” dedicata alle origini della produzione creativa del movimento punk. L’esposizione si presenta in una versione rivisitata e arricchita grazie a nuovi importanti prestiti e a un ulteriore approfondimento della parte musicale. Ideata e curata da Éric de Chassey, insieme a David Sanson, attualmente borsista all’Accademia di Francia, “Europunk” racconta il movimento punk, controverso quanto fondamentale, che nasce dalle ceneri del maggio ’68, in un contesto di forte crisi economica e di fallimento delle ideologie, nonché in un mondo impaurito da minacce confuse e cangianti. Lo scopo della mostra è proprio quello di presentare e narrare quell’incredibile effervescenza creativa che tra il 1976 e il 1980, scaturita in Inghilterra contemporaneamente a quanto succedeva negli Stati Uniti, ha poi contagiato il resto dell’Europa. La mostra presenta più di 450 oggetti, provenienti da collezioni private e pubbliche tra vestiti, riviste amatoriali, manifesti, volantini, disegni e collage, copertine di dischi, film e molto altro, insieme a numerose registrazioni audio e video che testimoniano la vitalità e la libertà creativa che hanno reso il punk una vera e propria rivoluzione artistica. Una timeline inquadra i sei capitoli dell’esposizione, collocando gli artisti nel contesto politico e culturale dell’epoca, mentre una sala d’ascolto trasmette attraverso immagini e suoni tutta l’energia inedita di questa rivoluzione artistica. (red)