(11 nov) Il “land grabbing”, o accaparramento della terra, è un antico fenomeno che è riemerso negli ultimi anni sotto nuove forme. Alcune istituzioni hanno creato un database – Land Matrix – che raccoglie, analizza e convalida informazioni su contratti e accordi di acquisti o affitti di terre in paesi a medio e basso reddito. Sono dati che riguardano un migliaio di accordi internazionali, in trattativa o conclusi, a partire dal 2000. La superficie totale delle terre oggetto delle intenzioni di investimento è di 66 milioni di ettari (più di due volte l’Italia), anche se i contratti poi riguardano una superficie poco superiore alla metà. I 10 paesi nei quali sono state concluse le maggiori appropriazioni sono il Sud Sudan e Papua Nuova Guinea (circa 4 milioni di ettari ciascuna); Indonesia, Repubblica Democratica del Congo, Mozambico e Sudan (tra 2 milioni e 2,7 milioni di ettari); Etiopia, Sierra Leone, Liberia e Madagascar (tra 1 milione e 1,5 milioni di ettari). L’obbiettivo principale dell’investimento nelle terre acquisite riguarda la produzione di derrate alimentari (oltre 8 milioni di ettari), quella di biocarburanti (6 milioni) e quella di fibre e legnami (quasi 6 milioni); acquisizioni minori sono destinate ad altre produzioni agricole, all’allevamento, al turismo.