Roma, 12 nov – “Il Consiglio dei ministri, spostando a 730 giorni (due anni) il termine per il riconoscimento della cittadinanza, prima fissato in 240 giorni, ha semplicemente preso atto di una realtà ormai cristallizzata in molte circoscrizioni consolari, nelle quali si richiedono anni di attesa per la sola prenotazione e parecchi altri anni per la conclusione del procedimento. In più resta sempre di 90 giorni il termine per gli atti amministrativi ordinari, tra i quali vi sono le legalizzazioni dei documenti necessari per la richiesta di acquisizione della cittadinanza. Anche se quando si parla di efficienza della macchina burocratica italiana non si può non essere inondati di tristezza, è bene che il decreto sia stato fatto. Almeno, i cittadini hanno un termine di legge da far valere, sul piano amministrativo o su quello giurisdizionale, nel caso, quasi certo, di prolungamento delle pratiche oltre il termine fissato”. Lo dichiara il deputato del Pd eletto all’estero Fabio Porta. (Red)