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NON BASTANO LE STATISTICHE
PER CAMBIARE IL MONDO

it@withub.it by it@withub.it
2 Dicembre 2013
in Opinioni
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Le statistiche sono esse stesse informazioni. Ma l’informazione non è conoscenza, come ha constatato Einstein. Nel mondo moderno, soprattutto nelle scienze sociali, ma anche nella classe politica, si ritiene che le statistiche dovrebbero essere fatti inattaccabili su cui è basata la conoscenza. Per usare un’analogia, le statistiche rappresentano la materia prima per la creazione di conoscenza, proprio come l’acciaio rappresenta la materia prima per la fabbricazione di automobili. Ma è la conoscenza che trasforma l’acciaio in una macchina, e nello stesso modo è la conoscenza che prende la materia prima delle statistiche e la trasforma in conoscenza, ed alla fine la trasforma in politica.
La qualità della materia prima, vale a dire le statistiche, è spesso povera ed in alcuni casi sbagliata. Come Joel meglio ci ha ricordato nel suo libro “Damned Lies and Statistics”: “Mentre alcuni problemi delle statistiche sociali sono inganni intenzionali, molte – probabilmente la grande maggioranza – delle statistiche errate sono il risultato di confusione, incompetenza matematica, o sforzi selettivi di autocompiacimento per produrre numeri che riaffermino i princìpi e gli interessi che i loro sostenitori ritengono giusti e retti “.
La maggior parte degli specialisti informati, di solito, può guardare le statistiche e valutarne criticamente la loro origine, qualità e scopo. Ma questo non è vero per gran parte dei media e del pubblico in generale. Le statistiche pubblicate sembrano acquisire una vita propria, anche quando la fonte non è molto più di una congettura e poi vengono usate per giustificare la più imperfetta delle proposte. Nel tempo poi mutano. Ci sono molti esempi, ma il punto da sottolineare è l’importanza di un’obiettiva valutazione critica delle statistiche che rischiano la propagazione della falsa conoscenza.
E’ estremamente importante che i nostri sistemi di istruzione insegnino a valutare attentamente la validità dei dati: tutti noi ne affrontiamo delle quantità notevoli e le statistiche sono diventate un elemento vitale nelle guerre ideologiche e nelle idee che influenzano il nostro comportamento e i nostri valori. Informazioni e statistiche sbagliate portano a conoscenze errate e talvolta pericolose. Nel mondo interdipendente in cui viviamo è fondamentale che si raggiunga un ampio consenso sulla metodologia di base e sulla qualità delle statistiche che hanno implicazioni globali, a partire da dati macro-economici delle grandi economie che hanno un impatto su tassi di cambio, scambi commerciali e flussi di investimento. Ma è sempre più importante anche in settori quali il cambiamento climatico e lo sviluppo demografico.
Molte società si sentono sopraffatte dal volume di statistiche che le travolgono via Internet, televisione e stampa. Inoltre stiamo producendo sempre più le cosiddette informazioni statistiche ogni giorno che passa. I politici cercano di inserire le cifre in ogni discorso. L’industria utilizza i dati macro e micro per le sue decisioni sugli investimenti e i suoi progetti per il futuro. Le lobby e le organizzazioni non governative usano statistiche ogni giorno a sostegno della loro causa o di un loro interesse. Eppure tante di queste statistiche sono dubbie e poco affidabili.
Come possiamo sapere quali informazioni dovremmo veramente prendere a cuore? Quello che dobbiamo capire è che l’informazione è composta di dati strutturati e formattati, e che è la conoscenza che ci dà la forza con la capacità di azione intelligente sia fisicamente che intellettualmente. Dobbiamo accettare che sempre più, l’informazione da sola non assicura un miglioramento della nostra capacità decisionale o di definire le politiche che porteranno ad un mondo migliore. (da ahref.eu – 2 dic)

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