Ha ricevuto anche una medaglia speciale dalla Presidenza della Repubblica, avendo Giorgio Napolitano “apprezzato la valenza umanitaria, quale premio di rappresentanza” l’iniziativa di un calendario su L’Aquila e Taranto, realizzata dalla giornalista Tiziana Grassi e Toni Saracino, co-curatrice del progetto, e i cui proventi saranno devoluti in beneficenza (per una parte, all’Istituto Cinematografico dell’Aquila “La Lanterna Magica”, per un’altra alla Jonian Dolphin Conservation di Taranto – associazione di ricercatori, docenti universitari, skipper, subacquei professionisti e documentaristi). Un iniziativa che lega due città e due comuni apparentemente e geograficamente diverse ma che, come spiega la Grassi “sono legate dal filo condutture delle loro ferite” e che sono state accomunate nel progetto “perché credo nelle sinergie e spero in un patto di fratellanza tra le due città”. Due città ” estremamente vicine, quasi sorelle, perché martoriate, una dall’uomo e dagli eccessi dello sviluppo, l’altro dalla natura, e che stanno cercando di risollevassi e che meritano un’attenzione particolare”, spiega Luigi Romandini, dirigente della provincia di Taranto, in occasione della presentazione del calendario che si è tenuta ieri alla Biblioteca del Senato. Anche se è indelebile il pensiero, come fa notare Toni Saracino, che anche all’Aquila nel 2009 ci sia lo zampino dell’uomo: “le case sono crollate non per il terremoto, ma perché sarebbero crollate ovunque, e perciò dobbiamo fare uno sforzo perché l’uomo non aggiunga più alle sciagure naturali anche la sua mano”. La tragedia de L’Aquila avviene in un giorno solo, il 6 aprile 2009. Sono passati quattro anni e mezzo e ora, spiega il sindaco Massimo Cialente, “finalmente la macchina va, abbiamo la possibilità di finanziare 103-110 milioni al mese, direttamente attraverso i cittadini, al punto tale che abbiamo chiesto al ministro D’Alia di prendere L’Aquila a riferimento per modificare certe normative, come quella per aprire lo sportello unico”. Ma i fondi sono ancora quello che manca. “La nostra piccola Ferrari la stiamo portando al pit stop, ma ancora non arriva la benzina. Già il giorno dopo il 6 aprile chiesi una tassa di scopo e in quel momento il paese avrebbe capito. Questa cosa e’ mancata, e ci è mancato questo ingranaggio”. L’Aquila può farcela “ma dobbiamo trovare risorse. C’è questa cosa stranissima di questa Europa che dice no ai mutui accesi dai comuni, perché incidono sul debito pubblico del 3%. Ho chiesto una piccola modifica al patto di stabilità in caso di calamità come fa l’Europa a non permetterci di intervenire sfondando un attimo il patto di stabilità?”. Cialente denuncia l’impossibilità di gestire non tanto il post-terremoto, quanto la fase precedente. “Il nostro sciame sismico è durato 4 mesi. Possiamo prendere provvedimenti, ma non tenere una città chiusa per tutto questo tempo. Per questo non possiamo più tacere, serve un piano di messa in sicurezza. E questo no parte dalla politica, deve partire dai sindaci”. Farsi sentire: è questo il segreto anche secondo Ippazio Stefano, primo cittadino di Taranto, i cui guai nascono invece 120 anni fa. “Taranto di fatto è la Marina Militare, che da noi è amatissima, ma per servire la patria con l’arsenale militare prima e poi con le acciaierie ci siamo trovati con l’inquinamento. La stoltezza di non aver guardato per tanti anni ha portato l’esplosione delle sofferenze. Ma tanto abbiamo reagito che abbiamo fatto sentire la nostra voce al governo e qualche risultato l’abbiamo avuto: siamo stati la prima città a riottenere le aree demaniali, abbiamo ottenuto l’osservatorio epidemiologico, l’anno scorso abbiamo avuto 120 milioni di fondi per l’ambiente, e a febbraio inizieremo la bonifica. Il messaggio importante è che bisogna far sentire la propria voce, cittadini e istituzioni devono lavorare insieme evitando le contrapposizioni”. E facendosi sentire, come questo calendario si propone. (PO / Sis – 5 dic)