“Si dice che non si conosce veramente una nazione finché non si sia stati nelle sue galere” scriveva Nelson Mandela nella sua autobiografia “Long Walk to Freedom” (“Lungo cammino verso la libertà”), data alle stampe nel 1995. E Mandela, primo presidente eletto dopo la fine dell’ apartheid in Sud Africa e primo capo di Stato di colore nella storia del paese, l’ esperienza della detenzione l’ ha vissuta per quasi 27 anni, perché, come si legge nell’ autobiografia, “non c’è nessuna strada facile per la libertà”. Ma, nello stesso tempo, lungo la strada che lo porta al conseguimento del Premio Nobel per la Pace nel 1993 e all’ elezione a presidente nel 1994, nelle prime consultazioni in cui non votano solo i bianchi, insomma a imprimere una svolta indelebile alla storia del suo paese e del mondo, una fede incrollabile lo sostiene, la profonda convinzione che “la libertà è una sola e le catene imposte a uno di noi pesano sulle spalle di tutti”, e che “nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’ amore, per il cuore umano, è più naturale dell’ odio”. Nelson Rolihlahla Mandela nasce a Mvezo, nello stato del Western Cape, il 18 luglio del 1918. La strada per la libertà inizia, si potrebbe dire, da uno spunto di natura privata, quando all’ inizio degli anni quaranta insieme al cugino scappa a Johannesburg per sfuggire a un matrimonio combinato dal proprio clan di appartenenza. Poi, assume man mano un connotato politico, negli anni dell’ università, durante i quali, da giovane studente di legge, Mandela è attivo nell’ opposizione al regime sudafricano che non riconosce i diritti alla maggioranza nera: si iscrive all’ African National Congress, nelle cui fila svolge l’ attività di militante anti apartheid. Nel 1952, divenuto avvocato, apre uno studio con Oliver Tambo, fornendo assistenza legale gratuita a molti neri che ne sono privi. Nel 1956 viene arrestato con l’ accusa di alto tradimento, ma assolto. Dopo il massacro di Sharpeville del 1960, in cui durante una manifestazione pacifica anti apartheid vengono uccisi 69 dimostranti, e la conseguente interdizione dell’ Anc, nel 1962 viene arrestato e condannato a cinque anni per sovversione, mentre nel 1964 arriva la condanna, per terrorismo, all’ ergastolo e ai lavori forzati. Ma proprio in quegli anni diventa il simbolo di tutte le campagne anti apartheid del mondo: l’ African National Congress organizza una campagna internazionale per la sua liberazione, che culmina con il concerto allo stadio di Wembley del 1988. Mandela viene scarcerato il 2 febbraio del 1990, in seguito alle trattative tra l’ Anc il presidente sudafricano Frederik Willem de Klerk: entrambi vengono insigniti del Premio Nobel per la Pace nel 1993. Presidente dell’ Anc dal 1991 al 1999, Mandela nelle elezioni presidenziali del 27 aprile 1994 sfida proprio de Klerk (che diviene suo vice) e lo batte con il 62,2% dei voti. Dal 1996 al 1998 si svolge il lavoro della Commissione per la verità e la riconciliazione, che in cambio di confessioni pubbliche garantisce il perdono agli autori dei crimini durante il regime di apartheid. Sono anni di svolta anche a livello personale: nel 1996 divorzia da Winnie Madikizela, più giovane di lui e sposata nel 1958, per poi convolare a nozze nel giorno del suo ottantesimo compleanno con Graca Machel, vedova del presidente del Mozambico, Samora Machel. Dopo la fine del suo mandato presidenziale nel 1999, si ritira progressivamente dalla vita pubblica, anche a causa delle precarie condizioni di salute: nel 2010 la sua ultima apparizione in occasione dei mondiali di calcio in Sudafrica. L’ 8 giugno scorso, il ricovero per una grave infezione polmonare. Là dove regnava l’ odio e la divisione, Mandela ha voluto portare l’ unità e la pacifica convivenza, nella consapevolezza che “l’ oppressore era schiavo quanto l’ oppresso, perché chi priva gli altri della libertà è prigioniero dell’ odio, è chiuso dietro le sbarre del pregiudizio e della ristrettezza mentale. L’ ‘ oppressore e l’ oppresso sono entrambi derubati della loro umanità”. (Roc – 6 dic)