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Al Mar di Aosta
l’Universo Depero

it@withub.it by it@withub.it
13 Dicembre 2013
in Archivio speciali - Mostre
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AL MAR DI AOSTA L’UNIVERSO DEPERO

Una nuova primavera per il più eclettico dei futuristi: Fortunato Depero. Lo dimostrano i tanti eventi internazionali che lo coinvolgono tra cui Depero y la reconstruccion futurista del universo proposta sino al 12 gennaio a Barcellona, la grande rassegna sul futurismo in programma al Guggenheim di New York dal 21 febbraio all’1 settembre 2014 a cui farà seguito, in giugno, la personale Depero futurista alla Fundacion Juan March di Madrid. Ed ora si tiene fino all’11 maggio al Museo Archeologico Regionale di Aosta la mostra “Universo Depero” organizzata dalla Regione Valle d’Aosta, in collaborazione con il Mart di Rovereto che ha assicurato il prestito di una serie particolarmente significativa di opere, alcune mai esposte prima d’ora, che spaziano dal 1910 alla fine degli anni Quaranta. “Attivo per quarant’anni, Fortunato Depero è un personaggio a tutto tondo che ha sfidato le convenzioni attraverso un processo creativo in grado di spaziare dal teatro alla pubblicità; dal design all’artigianato attraverso la sperimentazione di differenti tecniche, come dimostrano le sue celebri tarsie di stoffe colorate.”, affermano i curatori Alberto Fiz e Nicoletta Boschiero che ricordano come proprio Umberto Boccioni, nel 1916, rimproverava amichevolmente a Depero di “osare troppo”. Nel celebre manifesto Ricostruzione futurista dell’universo firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel marzo 1915 gli intendimenti erano chiari: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile”. Ad Aosta sono esposte oltre 100 opere tra dipinti, arazzi, tarsie, panciotti futuristi (il Panciotto di Tina Strumia proviene del museo dell’Aeronautica Gianni Caproni di Trento), mobili, sculture, bozzetti, progetti, libri (tra cui il celebre Libro imbullonato del 1927), disegni e schizzi in un’esposizione che ripercorre l’iter creativo dell’artista dai suoi esordi in ambito simbolista (la mostra si apre proprio con un’opera simbolista come Il taglialegna del 1912) alla sua adesione al futurismo giungendo sino alle realizzazioni degli anni Quaranta quando appare evidente il recupero della tradizione e dell’arte popolare. (red)

L’EFEBO DI MOZIA A CLEVELAND

Cleveland, 13 dic – In occasione della mostra “Sicily between Greece and Rome”, la statua marmorea dell’Efebo di Mozia, capolavoro dell’arte classica greca, arriva negli Stati Uniti per testimoniare la grandezza e la bellezza dell’arte siciliana. Dopo aver fatto tappa al Ketty Museum di Los Angeles è esposta fino al 5 gennaio 2013 al Museum of Art di Cleveland. La mostra “Sicily: Between Greece and Rome” celebra la cultura siciliana – l’arte, l’architettura, il teatro, la poesia, la filosofia e la scienza – del periodo compreso tra il V e il III secolo a.C. Occupando una posizione cruciale nella storia del Mediterraneo, le antiche colonie greche come Siracusa, Gela, Agrigento e Selinunte, emersero ben presto come prosperose Citta’-Stato, favorendo una fiorente attivita’ di sperimentazione ed innovazione. Più di 150 oggetti testimoniano le vittorie militari e sportive, i rituali religiosi e civili, gli antichi sfarzi della vita siciliana e i successi intellettuali che hanno costruito l’identità classica romana e greca. L’Efebo di Mozia, grande statua marmorea conservata al Museo Whitaker di Mozia, grande star della mostra, fu probabilmente portata nell’isola di Mozia dai Cartaginesi dopo che ebbero saccheggiato Selinunte nel 409 a.C. e rappresenta figura maschile priva delle braccia e dei piedi ma la presenza di perni sul volto fa pensare che dovesse avere un copricapo. Il braccio destro era presumibilmente proteso verso l’alto, quello sinistro piegato con la mano poggiata sul fianco. Il lungo chitone, stretto da una cintura all’altezza dei pettorali, mette in risalto le forme anatomiche e la muscolatura dell’uomo. Problematica, poi, è la sua identificazione, ma l’ipotesi più accreditata interpreta la scultura come un ritratto di un atleta vittorioso, forse un auriga, il guidatore di un cocchio. (red)

A ROMA GLI ANNI ’60 DI BALESTRINI

Lo Studio Eos – Libri d’Artista di Roma presenta fino al 10 gennaio una mostra di opere della prima metà degli anni Sessanta di Nanni Balestrini. Autore letterario, artista visivo e uno sperimentatore delle relazioni tra parole, testi e immagini, Balestrini – nato a Milano nel 1935 e che oggi vive tra Roma e Parigi – si è distinto per lo sperimentalismo di tecniche sempre riconducibili al collage e all’incidenza del caso sul fare poetico. Sin dagli anni Sessanta ha partecipato ai movimenti più radicali nel campo dell’avanguardia letteraria. Membro del gruppo dei poeti Novissimi, è stato tra i fondatori del Gruppo 63; un movimento che riunì tra gli altri, autori come Edoardo Sanguineti, Alberto Arbasino, Giorgio Manganelli, Umberto Eco, all’insegna del desiderio di rinnovamento della cultura italiana. Nel 1963 compone la prima poesia realizzata con un computer. E’ autore, tra l’altro, del ciclo di poesie de Le ballate della signorina Richmond e di romanzi sulle lotte politiche del ’68 e degli anni di piombo come Vogliamo tutto e Gli invisibili (red)

A TORINO “L’INCONTRO” DI BILL VIOLA

La Galleria di Arte Moderna di Torino presenta fino al 10 gennaio il video The Encounter di Bill Viola, artista di fama internazionale che ha avuto un ruolo determinante nell’affermazione della time-based art. The Encounter, recentemente presentato a Londra, collocato lungo il percorso espositivo della collezione permanente, crea un dialogo tra la ricerca personale di Viola e la tradizione pittorica. L’opera del 2012 fa parte della serie “Mirage” in cui l’artista rinnova le trasparenze di alcuni paesaggi rinascimentali insieme all’evanescenza della pittura ad inchiostro orientale. Anche per questo The Encounter trova spazio tra le opere della collezione dedicate al tema della natura e ai diversi sguardi che hanno permesso agli artisti, nei secoli, di farne uno specchio del proprio animo e del proprio pensiero. The Encounter rievoca la mobile liquidità che fu di Chott el-Djerid (a Portrait in Light and Heat) del 1979, riconosciuto capolavoro della storia del video d’artista. Lo spazio sconfinato di un deserto fatto d’aria e di calore ricorre nuovamente in The Encounter ma questa volta è presente anche una sottile linea narrativa. Scrive Bill Viola: “Due donne, in due fasi opposte delle proprie vite, stanno percorrendo ciascuna il proprio viaggio. Nel momento in cui si incrociano durante un breve incontro, i legami esistenziali si rafforzano e il mistero della conoscenza viene trasmesso silenziosamente dalla più anziana alla più giovane”. Le opere storiche di Bill Viola costituiscono uno degli assi portanti della Videoteca GAM, che oggi è una tra le più importanti collezioni europee di film e video d’artista. Bill Viola donerà all’Associazione Amici degli Uffizi l’opera Self Portrait, Submerged (2013), che andrà così ad arricchire la collezione degli autoritratti della Galleria degli Uffizi. (red)

A NEW YORK I DISEGNI DI TIEPOLO

La Morgan Library & Museum di New York mette in mostra, fino al 5 gennaio, una selezione della sua collezione di disegni veneziani del Settecento – tra le maggiori al mondo – che custodisce più di 300 fogli di Giambattista Tiepolo (1696-1770) e suo figlio Domenico (1726-1804). La mostra “Tiepolo, Guardi, e il loro mondo” presenta oltre cento opere su carta e racconta la vitalità e l’originalità del disegno durante il Settecento a Venezia che vide la rinascita della città come centro di mecenatismo artistico internazionale con protagonisti grandi artisti come Giambattista e Domenico Tiepolo, Francesco Guardi, Canaletto e Giovanni Piranesi. (red)

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