(20 dic) Lucio Dalla nel lontano 1986 gli dedicò una canzone: diventata famosa in tutto il mondo è considerata oggi un classico della musica italiana. Lo scorso anno, invece, la Rai volle raccontare con una fiction la sua storia: quella di un italiano emigrante, di un talento, di un’artista. Un museo in provincia di Firenze, raccoglie cimeli ed oggetti a lui appartenuti mentre un asteroide porta il suo nome. Oggi, invece, gli viene dedicato un cratere su Mercurio perché chi dice Enrico Caruso non dice un tenore ma il tenore per eccellenza, il più grande tenore di tutti i tempi. Il nuovo riconoscimento arriva dunque dal mondo della scienza: dal 16 dicembre esiste, infatti, un cratere “Caruso” su Mercurio grazie all’impegno dal giovane astrofisico italiano Mario D’Amore, ricercatore a Berlino presso il DLR (Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt e.V) l’agenzia spaziale tedesca. D’Amore collabora alla missione Nasa “Messenger”, attualmente su Mercurio. “Un gran torace, una gran bocca, il 90 per cento di memoria, il 10 per cento di intelligenza, un sacco di duro lavoro e qualcosa in cuore” il segreto del successo secondo Caruso. Il mitico tenore è stato il primo artista della storia a vendere più di un milione di dischi con l’aria “Vesti la giubba” dall’opera “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, incisa nel 1904. Caruso, infatti, a cavallo di due secoli – l’ ‘800 e il ‘900 – ha per primo interpretato il ruolo della “star” mondiale. Il tenore partenopeo è una vera e propria icona nel mondo della musica e non solo: ha rappresentato un ponte fra due culture e ha fissato in modo indelebile i canoni dell’iconografia dell’italiano d’America. Anna Magnani, Renata Tebaldi, Sophia Loren, Andrea Bocelli, Arturo Toscanini e lo stesso Caruso sono le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame di Hollywood. Un cratere su Mercurio dedicato a Caruso conferma oggi però che il mito è più vivo che mai e forse ora “si schiarisce la voce e ricomincia il canto” “su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento”. (Gil)
