A MILANO RICREATE LE “GUERRE STELLARI”
Una mostra realizzata per i fan dai fan di Guerre Stellari (per i meno giovani che ancora la chiamano così) e Star Wars (per i più giovani che la chiamano così). Per la prima volta in Italia il Museo del Manifesto Cinematografico – Fermo Immagine di Milano – fino al 7 febbraio mette in mostra fedelissime riproduzioni di costumi, robot e oggetti di scena, gadget, diorami, autografi degli attori protagonisti, libri, figurine, poster, spade laser, action figures: dai recenti collectibles alle “antiche” memorabilia che dal lontano 1977, anno dell’uscita del primo film, ad oggi hanno costruito il mito di Star Wars. La mostra “Il mito da Guerre Stellari a Star Wars” si avvale della collaborazione della 501st Legion e della Rebel Legion, gli unici due gruppi di costuming mondiali che grazie all’accuratezza dei costumi e alla serietà dimostrata sono stati riconosciuti direttamente da Lucasfilm come “testimonial Star Wars” e del supporto dell’associazione Galaxy, tutore della fondazione “bettola di Yoda” con una collezione che conta più di 15.000 oggetti. Dall’inquietante figura nera di Darth Vader alle armature bianche di Stormtrooper e Clonetrooper, a costumi di spietati cacciatori di taglie e nobili cavalieri Jedi. Una vera chicca è la Cameretta dello Jedi: dal copriletto ai poster, dalla lampada al bicchiere fino allo scendiletto (e ai boxer), tutto ma proprio tutto quello che non dovrebbe mancare nella camera tetta di un vero fan della saga. Durante tutta la durata della mostra si terranno incontri a tema, proiezioni, giochi, tavole rotonde, presentazioni di fan film e tante sorprese. Cuore della mostra i manifesti cinematografici: edizioni rare, americane originali, provenienti da tutto il mondo e in tutti i formati. I manifesti più famosi, come quello del primo film, prenderanno vita in allestimenti 3d grazie all’esposizione dei costumi di scena e dell’oggettistica presente nell’immagine del manifesto stesso. Tra gli esemplari più preziosi una copia della prima edizione italiana di Guerre Stellari (1977), diventata un vero e proprio cult per i collezionisti più accaniti. Grazie alla collaborazione con ItLug, la comunità indipendente di appassionati Lego, si potranno ammirare anche affascinati ricostruzioni dei set e delle astronavi più famose. Soci e non di ItLug mettono a disposizione i loro set ufficiali Lego e le loro creazioni personali (in gergo “Moc”, My Own Creation) raffiguranti le astronavi, i mezzi e le scene più note della saga. Al centro della mostra campeggia un fantastico diorama realizzato in 9 mesi di lavoro con 20.000 mattoncini dai fratelli Andrea e Matteo Frassi, raffigurante quella che forse è una delle più conosciute ed emozionanti scene della trilogia: la battaglia tra i caccia X-Wing dell’Alleanza Ribelle e i caccia dell’Impero Galattico che si svolge nei “canyon” della Morte Nera. Esposti anche i modelli dei mezzi più rappresentativi della saga: X-Wing e Tie Fighter, Y-Wing e AT-AT, spettacolari modelli giganti del Millenium Falcon (la velocissima nave guidata da Han Solo), dello Shuttle Imperiale e di un incredibile caccia stellare (l’enorme astronave triangolare che passa sopra la testa del pubblico all’inizio di Guerre Stellari). Dulcis in fundo la ricostruzione, sempre in mattoncini Lego, della mitica Battaglia di Hoth con i giganteschi AT-AT, sorta di mastodontici “cammelli” metallici dalle lunghe gambe. Un modello di Darth Vader in grandezza naturale fatto di mattoncini sarà esposto insieme alle ultime novità della linea Lego Star Wars. Uno spazio speciale viene dedicato ai droidi: dalla replica perfetta in scala 1:1 dei due simpaticissimi C1-P8 e D3-BO (chiamati R2-D2 e C-3PO nei 3 film della seconda trilogia anche in italiano) che accompagnano Han Solo, Luke e Leila fin dal primo film del 1977, ai B1 battle droids presenti da Episodio I (1999) ai più recenti B2 super battle droids presenti da Star Wars Episodio II (2002). Presente anche la copia di IG-88 , il droide assassino e cacciatore di taglie. La sezione sui robot è realizzata in collaborazione con il Museo del Fumetto di Milano che in contemporanea ospita la mostra “Il Mondo dei Robot da Asimov a Goldrake, da Terminator a Wall.e (fino al 12 gennaio). (red)
CLEOPATRA “TORNA” A ROMA
Cleopatra torna a Roma dopo 13 anni: l’ultima esposizione rilevante dedicata alla Regina d’Egitto risale infatti al 2000, quando la Fondazione Memmo dedicò un omaggio a Cleopatra, registrando un record assoluto di visitatori per le mostre romane. A duemila anni dalla sua morte, lo charme e il carisma della regina egiziana rimangono intatti. Il Museo Egizio di Torino, i Musei Vaticani e i Musei Capitolini, il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Egizio di Firenze. E ancora il British Museum di Londra, il Musée du Louvre di Parigi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. I più importanti musei del mondo hanno unito le proprie forze, prestando pezzi prestigiosi, per realizzare “Cleopatra”, fino al 2 febbraio al Chiostro del Bramante, che, oltre a raccontarne la vita, per la prima volta approfondisce il rapporto tra Cleopatra e Roma, quando poco più che ventenne conquistò prima Giulio Cesare e poi Marco Antonio, aprendo di fatto la strada a quel rapporto tra potere e sesso che si ripeterà all’infinito nella storia della politica di tutto il mondo. Curiosa coincidenza (ma non troppo) la convivenza nella stessa città e nello stesso periodo della mostra su Augusto, acerrimo nemico di Cleopatra. Sembra che il destino li voglia vicini e nemici per l’eternità. Tra i 180 capolavori esposti si segnalano: il ritratto di Cleopatra cosiddetto “Nahman”, esposto in Italia per la prima volta, uno straordinario ritratto di Ottavia, sposa di M. Antonio e sorella di Augusto rilavorato come Cleopatra – questo esposto per la prima volta al mondo – un ritratto della regina d’Egitto giovanissima, realizzato probabilmente quando salì al trono nel 51 a.C. e anch’esso esposto in prima mondiale, l’Alessandro Magno “Guimet” del Museo del Louvre, capolavoro della scultura ellenistica, uno straordinario bronzo inedito che ritrae Alessandro Sole, figlio di Cleopatra e Marco Antonio, e lo spettacolare ma quasi sconosciuto mosaico del Nilo, dal Museo di Priverno. (red)
A ROMA OMAGGIO A LELIO LUTTAZZI
A ritmo di swing ai Mercati di Traiano di Roma con la mostra “LelioSwing 50 anni di storia italiana” fino al 2 febbraio. “Un portatore sano di smoking” lo definiva Enrico Vaime. Ma anche musicista, showman, attore, scrittore, personaggio eclettico carico di umanità e di swing. Lelio Luttazzi ha traghettato da un secolo all’altro – con garbo e intelligenza – il suo sentire e fare musica, osservando con profondità di analisi i cambiamenti del mondo. La mostra, promossa da Roma Capitale e dalla Fondazione Lelio Luttazzi ,vuole raccontare i momenti fondamentali e le atmosfere che si respiravano in Italia, dal dopoguerra passando per gli anni sessanta fino ai nostri tempi: oggetti d’epoca, dal mobile radio in legno alla televisione, al design spaziale, documenti che segnano il passaggio dal “giazzo” al jazz. E ancora, foto del dopoguerra e della Dolce Vita, immagini ed emozioni che raccontano come un ragazzo triestino, un “giovanotto matto”, sia riuscito a materializzare il suo sogno. Un progetto-evento a cui hanno voluto collaborare nomi importanti: Enrico Vaime per la supervisione ai testi e Pupi Avati per quella artistica, Piera Detassis direttore di Ciak, Leonardo Scarpa per le scenografie. Un viaggio della memoria che parte da Trieste, la sua città (Radio Trieste, il jazz, il primo complesso di Lelio “I Gatti Selvatici”, gli americani, il piano bar all’Hotel de la Ville) e passa per Milano (la direzione artistica alla Compagnia Generale del Disco con Teddy Reno e i tanti dischi pieni di swing). E ancora, Torino (dove dirige, nel 1950, l’orchestra stabile della Rai, inventando uno stile musicale nuovo per l’Italia: l’orchestra d’archi ritmica) e Roma (1954-1970: con la radio, il periodo d’oro della tv e del cinema: le interpretazioni in film come “L’Avventura” di Antonioni, “L’Ombrellone” di Dino Risi e le tante colonne sonore per i film di Mario Monicelli, Totò, Dino Risi, Luciano Salce, Sergio Corbucci). Infine il ritorno a Trieste (1970-2010: con gli ultimi concerti e Sanremo). Particolarmente curata anche la sezione multimediale della mostra: uno spazio con l’installazione interattiva “Play Lelio Swing”. Suggestiva e coinvolgente l’esperienza per il visitatore che, semplicemente alzando le braccia e simulando nell’aria il gesto di suonare sulla tastiera proiettata sul grande schermo di fronte a lui, attiva il meccanismo che gli permette di scegliere un ambito artistico tra jazz, canzoni e duetti, accompagnando Lelio nel video che verrà trasmesso. (red)
A TORINO LE OPERE “POLITICHE” DI ALFREDO JAAR
Fino al 2 febbraio la Fondazione Merz di Torino presenta “Alfredo Jaar. Abbiamo amato tanto la rivoluzione”, una grande mostra personale dedicata al noto artista di Santiago del Cile che, per la Fondazione, ha ideato un nuovo progetto che, nel solco del suo interesse per la relazione tra cultura e vita democratica, interroga il senso della memoria e dell’impegno politico degli anni Sessanta e Settanta. La mostra, composta da circa 60 opere, ha inizio con una grande installazione costituita da milioni di pezzi di vetro e specchio che coprono quasi interamente il pavimento della Fondazione. Lo spettatore, camminando su una distesa riflettente di macerie che è anche spazio della memoria, è invitato a ripensare ai momenti difficili della storia collettiva, e allo stesso tempo si ritrova a compiere un esercizio di conoscenza di se stesso. In un secondo spazio Jaar orchestra un dialogo con un’opera di Mario Merz del 1970 “Sciopero generale azione politica relativa proclamata relativamente all’arte”, riportandola al tempo presente attraverso una nostalgica e poetica messa in scena. Infine alcune pareti della Fondazione si coprono interamente di lavori realizzati da Jaar a partire dai primi anni Settanta fino ad alcuni ideati appositamente per la mostra. Opere dedicate ad Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, alla denuncia delle dittature in America Latina e all’impegno politico degli anni Sessanta e Settanta, si combinano con altre di artisti come Mario Merz e Alighiero Boetti, Luis Camnitzer, Valie Export, Hans Haacke, On Kawara, Yves Klein, Joseph Kosuth, Piero Manzoni, Fabio Mauri, Cildo Meireles, Yoko Ono, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Gerhard Richter, Nancy Spero e Lawrence Weiner. Presentato un catalogo con un testo critico di Claudia Gioia, una poesia inedita di Nanni Balestrini del 1969 e un’intervista all’artista. (red)
