(21 gen) La sonda cometaria Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), dopo due anni e mezzo di ibernazione, ha riaperto gli occhi. Occhi italiani, perché le due telecamere montate a bordo sono state realizzare dall’Università di Padova. La sonda è stata lanciata nel marzo 2004 dalla base di Kourou (Guiana Francese), ha navigato nel sistema solare tra la Terra e la fascia degli asteroidi tra Marte e Giove fino al giugno 2011, ottenendo immagini spettacolari e di grande valore scientifico degli asteroidi Steins e Lutetia, di Marte e della Terra, dirigendosi poi verso l’esterno dell’orbita di Giove per trovarsi puntuale all’appuntamento con la cometa Churyumov Gerasimenko. Per sopravvivere al grande freddo che l’aspettava (circa 130 gradi centigradi sotto zero) dal giugno 2011 la sonda è stata completamente spenta, e messa in uno stato di vera e propria ‘ibernazione indotta’. Da allora nessun segnale è più partito dalla sonda, né nessun segnale emesso da Terra l’ha più raggiunta. Tutto spento a bordo della sonda dunque, tranne un piccolo orologio programmato per svegliarsi proprio il 20 gennaio, alle ore 10 in punto. “L’interesse padovano è fortissimo – sottolinea il professor Cesare Barbieri, docente del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova -, Rosetta porta a bordo due camere per immagini, i suoi ‘occhi’, un sistema chiamato OSIRIS cui hanno contribuito tanti ricercatori e dottorandi e tecnici che fanno capo al CISAS, il Centro di Ateneo di Studi e Attività Spaziali “Giuseppe Colombo” dell’Università degli Studi di Padova. Personale che afferisce ai Dipartimenti di Fisica e Astronomia, di Ingegneria dell’Informazione e Ingegneria Industriale, di Geoscienze, dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova, del Luxor CNR. Importante è stato anche il coinvolgimento di aziende del territorio, impegnate in materiali e lavorazioni di altissima tecnologia”.
