(27 gen) L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e l’ospedale italiano di Karak, in Giordania, hanno organizzato una missione sanitaria per i bambini siriani e palestinesi fuggiti in Giordania con le loro famiglie. L’accordo è stato siglato lo scorso ottobre tra l’ospedale romano e quello fondato in Giordania nel 1935 dall’Ansmi (Associazione nazionale per soccorrere i missionari italiani) e gestito dalle Suore missionarie Comboniane. La prima missione si è svolta dal 18 novembre al 2 dicembre e ha visto impegnato, a seguito della richiesta dell’ospedale del luogo, uno specialista in neurologia e neuroribilitazione a Karak. È stato svolto inoltre un primo sopralluogo operativo presso i due campi di Mafraq: quello di Al Zatari, che ospita 115.000 profughi siriani e dove è stato allestito dal governo italiano un ospedale prefabbricato, e il campo di Jerash, dove vivono secondo le stime almeno 30.000 profughi palestinesi. Situata a circa 150 chilometri a sud di Amman, la città di Karak conta 60.000 abitanti. La provincia di Karak (300.000 abitanti) è la più povera del Paese e ospita numerosi lavoratori stranieri: egiziani, srilankesi, cinesi, pakistani, curdi, oltre ai rifugiati siriani, palestinesi e iracheni. I cristiani rappresentano circa il 5% di tutta la popolazione giordana. “La missione – spiega una nota dell’ufficio stampa del Bambino Gesù – ha individuato un gran numero di pazienti affetti da malattie neurogenetiche, come le neuropatie ereditarie. In tutto sono stati presi in carico più di 150 pazienti. Per 10 famiglie è stato predisposto uno screening genetico al fine di poter analizzare il materiale presso i laboratori di Roma dell’Ospedale. Il progetto continuerà nei prossimi mesi per sostenere in ulteriori ambiti specialistici – centrale quello della neuroriabilitazione – i bambini profughi siriani e le popolazioni locali”. Prosegue contemporaneamente, grazie all’accordo siglato lo scorso novembre tra Bambino Gesù, Pontificio Consiglio Cor Unum e Caritas libanese, l’impegno in favore dei profughi siriani in Libano. “Nonostante i problemi di sicurezza e metereologici (forti nevicate hanno colpito la zona nel mese di dicembre) – spiegano dall’ospedale – l’unità medica mobile organizzata da Caritas Libano, a dicembre e gennaio, è riuscita a visitare circa 210 piccoli rifugiati siriani per un totale di quasi 900 prestazioni sanitarie”. (Red)