POLLOCK E GLI “IRASCIBILI”
Jackson Pollock ma non solo: anche Rothko, de Kooning, Kline e molte altre superstar dellʼarte americana in esposizione a Milano. Rivoluzione artistica, rottura col passato, sperimentazione, energia: questo racconta la mostra “Pollock e gli Irascibili”, a Palazzo Reale, fino al 16 febbraio. Il gruppo dei 18 artisti, guidati dal carismatico Pollock, e definiti “Irascibili” da un celeberrimo episodio di protesta nei confronti del Metropolitan Museum of Art, seppero re-interpretare la tela come uno spazio per la libertà di pensiero e di azione dellʼindividuo, dando vita a quella che poi fu chiamata “la Scuola di New York”: un fenomeno unico, che caratterizzò lʼAmerica del dopoguerra e che influenzò, con la sua forza travolgente, lʼArte Moderna in tutto il mondo. La mostra, che consta di oltre 60 capolavori provenienti dal Whitney Museum di New York, apre le celebrazione dellʼ“Autunno Americano” a Milano. Guest star della mostra lʼopera Number 27 di Pollock, forse il suo quadro più famoso. (red)
A SAN FRANCISCO I GIOIELLI DI BULGARI
Fino al 17 febbraio il Museo DeYoung di San Francisco presenta una retrospettiva sulla casa di gioielli italiana, dal titolo “The Art of Bulgari: La Dolce Vita & Beyond, 1950 – 1990” che comprende 150 pezzi di straordinaria importanza dal punto di vista di design e storica che ripercorrono la storia della maison romana, soprattutto focalizzandosi sul periodo post bellico in cui Bulgari lanciò uno stile unico ispirato all’antichità greco-romana, al Rinascimento e alla scuola degli orafi romani dell’Ottocento. La mostra include anche i famosi gioielli di Elisabeth Taylor. (red)
SPECIALE MOSTRE, A TORINO I CAPOLAVORI DI RENOIR
Dalle Collezioni del Musee d’Orsay e dell’Orangerie giungono alla Galleria d’arte moderna di Torino sessanta capolavori di Renoir per dare vita a una straordinaria rassegna che documenta tutta l’attività di questo grandissimo pittore, testimoniando i momenti più significativi e le svolte che, partendo dagli esordi, hanno portato l’artista a fine carriera a un progressivo allontanamento dall’Impressionismo. Con l’esposizione “Pierre-Auguste Renoir”, allestita fino al 23 febbraio, si vuole evidenziare la grande varietà e qualità della tecnica pittorica del grande maestro e percorrere la complessa evoluzione del suo percorso artistico che ha attraversato oltre un cinquantennio – a cavallo tra il XIX e il XX secolo – tanto da produrre oltre cinquemila dipinti e un numero elevatissimo di disegni e acquerelli. Nell’arco della sua vita, Renoir si misura con la sperimentazione della pittura en plein air, fianco a fianco con l’amico e collega Monet, portando al tempo stesso a compimento opere in atelier. Dedicandosi anche alla ritrattistica su commissione, è attorniato da una stretta cerchia di ammiratori e mecenati. (red)
A BOLOGNA LA COLLEZIONE UNICREDIT
Grazie alla collaborazione tra MAMbo e UniCredit arriva “La Grande Magia. Opere scelte dalla Collezione UniCredit”, il grande evento espositivo che riunisce fino al 16 febbraio nelle sale del museo bolognese i capolavori e le opere più significative di una tra le più importanti e prestigiose collezioni corporate in Europa. Le oltre 90 opere selezionate coprono un arco di tempo che va dal Cinquecento ai giorni nostri. Il percorso parte dai lavori più antichi, tra cui Psiche abbandonata da Amore di Dosso Dossi e Aracne tesse la tela (meglio conosciuta come L’Indovina) di Antonio Carneo, poste in dialogo con una scelta di libri “magici” coevi prestati dalla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna, per arrivare ai lavori di artisti contemporanei delle ultime generazioni – da Christian Marclay a Grazia Toderi, da Markus Schinwald a Clare Strand, fino a Elina Brotherus, Jeppe Hein, Beate Gütschow e Hans Op de Beeck – passando per maestri co me Gustav Klimt, Giorgio de Chirico, Fernand Léger, Edward Weston, Kurt Schwitters, Yves Klein, Arnulf Rainer, Georg Baselitz, Gerhard Richter, Peter Blake, Christo, Günter Brus, Mimmo Jodice, Gilberto Zorio, Giulio Paolini, Richard Long, Candida Höfer, Giuseppe Penone, Fischli e Weiss e Shirin Neshat, solo per citarne alcuni. (red)
SPECIALE MOSTRE, LA NUOVA ARTE ANGOLANA
La collaborazione della Repubblica dell’Angola con il ministero dei Beni e culturali consente al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma di ospitare, fino al 22 febbraio, la mostra “Agenda Angola”. Spiccano in esposizione le opere di Found not taken, Luanda, serie fotografica che Edson Chagas ha presentato alla Biennale di Venezia aggiudicandosi il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale. Le opere di Chagas dialogano con quelle di Angola em Movimento, mostra tenutasi a Palazzo Cini in occasione della stessa Biennale. Protagonisti di Angola em Movimento sono le opere – sculture, dipinti e installazioni – di 20 artisti della collezione angolana Arte di Ensa, appartenenti a diverse generazioni: Il lavoro di Chagas è incentrato sugli oggetti scartati trovati nelle strade di Luanda: palloni sgonfiati, bottiglie vuote, sedie rotte, tubi di ferro e quant’altro. L’artista raccoglie questi “objets trouvés”, li mette in posa davanti a intonaci colorati e a vecchie porte scrostate, nelle strade di terra battuta della città, come fossero idoli degni di riguardo. Le opere degli artisti della collezione Ensa, spesso anch’esse costruite con materiali di risulta, si distinguono per una poetica militante e diretta, quasi aspra, che affronta le problematicità dell’impressionante cambiamento sociale e urbano della nuova Angola. (red)
GLI ACQUERELLI DEL GRAND TOUR
La mostra “La riscoperta dell’antico. Gli acquerelli di Edward Dodwell e Simone Pomardi” arriva a Roma, alla Curia Iulia nel Foro Romano, dopo essere stata ospitata dal British Museum di Londra la primavera scorsa. Promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, in collaborazione con Electa e il Packard Humanities Institute, la mostra – fino al 23 febbraio – ben illustra la realtà e il romanticismo dei viaggi del Grand Tour attraverso disegni dettagliati di singoli monumenti, sculture e magnifici paesaggi di rovine, perlopiù acquerelli, che i due vedutisti realizzarono nel corso dei loro viaggi in Grecia nel 1805-1806, in pieno clima neoclassico. Il curatore John Camp ha selezionato 38 vedute realizzate da Edward Dodwell (c. 1777-1832) e Simone Pomardi (1757-1830). Presentate per la prima volta in Italia, erano inedite fino allo scorso febbraio, quando sono state esposte a Londra. I disegni e gli acquerelli in mostra fanno parte dei circa 800 esemplari che appartenevano alla collezione dei discendenti di Dodwell, fino a quando nel 2002 sono stati acquistati da David W. Packard, per conto del Packard Humanities Institute di Los Altos, California. (red)