Ora torna l’ allerta della Protezione Civile dal Veneto fino al Lazio e per il settore primario è di nuovo “allarme rosso” -osserva la Cia-. I terreni già bagnati non riescono ad assorbire altra acqua e gli orticoli invernali in campo aperto, come spinaci e broccoli, “soffocano” e le radici ammuffiscono. In più, l’ abbassamento brusco delle temperature fa calare la resa produttiva degli animali da latte fino al 20 per cento e continuano a crescere i costi energetici, con un aggravio del 5-10 per cento della spesa per il riscaldamento di serre e stalle. Ecco perché ora bisogna verificare subito le condizioni per avviare le procedure relative alla dichiarazione dello stato di calamità nelle zone già colpite -avverte la Cia- ma allo stesso tempo agire presto sul problema del dissesto del territorio, visto che il rischio idrogeologico in Italia coinvolge il 10 per cento circa della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni. Vuol dire che oggi quasi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni, frane e smottamenti. (Red – 10 feb)