Smartphone dipendenti, costantemente connesso, Facebook e WhatsApp la quotidianità, essere “bello e piacente” la preoccupazione, gli amici il punto di riferimento. Questo il profilo dell’ adolescente delineato da una ricerca condotta dal Centro studi di ECPAT Italia in occasione dell’ XI Giornata del Safer Internet Day, oggi, il cui tema di quest’ anno è “Costruiamo insieme una rete migliore”. Uno studio condotto su 6 classi delle terze medie di una scuola secondaria di primo grado di Roma, per un totale di 131 studenti con un’ età media pari a 13 anni. La ricerca è parte integrante della campagna “Navigare in rete senza pericoli” per la sicurezza on line dei minori che vede ECPAT impegnata su più fronti: dalla formazione nelle scuole, al concorso fotografico #navigasicuro con personaggi dello spettacolo, dalla formazione aziendale alla promozione con spot tv e alle interviste ad esperti. Facebook rappresenta indubbiamente il social più in voga, su un campione di 131 studenti, il 90% dichiara di aver aperto il profilo prima dell’ età minima stabilita (13 anni). La maggior parte di questi, circa l’ 80% riferisce di aver aperto un profilo tra i 10 e gli 11 anni, dichiarandosi nella maggior parte dei casi maggiorenni in una fascia d’ età compresa fra 18 e 20 anni. Al raggiungimento dell’ età abilitata per l’ accesso a Facebook, vengono tuttavia reinseriti i dati reali. Il 5% del campione dichiara inoltre di aver avuto un profilo falso per almeno qualche mese, per fare scherzi oppure per conoscere l’ opinione “vera” che gli altri hanno su di loro. In tema di sicurezza e privacy, l’ 80% del campione dichiara di avere un profilo “privato” e di selezionare tra gli “amici” chi possa vedere contenuti e foto. La stessa percentuale ha tra i propri contatti genitori ed altri familiari. Il 60% degli intervistati ha dato ai propri genitori la password del profilo. Di questi solo 7 su 71 ritengono di non avere nulla in contrario rispetto alla richiesta dei genitori; 57 ritengono che sia una violazione della propria privacy, poiché spesso i genitori consultano anche la messaggistica privata; solo 6 ritengono che FB non possa essere un “contenitore” per custodire segreti ed informazioni riservate. Se Facebook è il canale prediletto per mantenere contatti con amici o conoscenti, l’ attrazione verso chi non si conosce sembra arrivare da altri social, come Ask, servizio di rete sociale basato principalmente sull’ anonimato. Ed è in questo ambito che gli adolescenti riscontrano maggiori pericoli. In merito il 60% del campione dichiara di aver avuto richieste o commenti a sfondo sessuale. La stessa percentuale dichiara di aver letto insulti e commenti offensivi nei confronti di qualcuno che loro conoscono. Solo il 4% dichiara di esserne stato vittima. Nessuno dichiara di aver mai insultato o offeso qualcuno. Per quanto riguarda la percezione dei pericoli in rete il dato più interessante riguarda la convinzione che i genitori non possono essere di alcun aiuto in caso di adescamenti o situazioni pericolose. Il 90% del campione dichiara infatti di non ritenere opportuno parlare con i genitori in caso di pericolo, poiché ne temono la reazione. Meglio condividere l’ accaduto con gli amici più stretti. Alcuni vorrebbero parlarne con esperti o direttamente con la polizia, ma non sanno come fare. Inoltre l’ 80% si dice convinto che i genitori e gli adulti siano esposti a pericoli sia nella rete internet che nell’ utilizzo dei nuovi media. Ritengono che solitamente siano gli adulti a fornire dati che non dovrebbero (per es. indirizzo di casa, numero di cellulare, numero di carta di credito etc.).Tuttavia, ritengono che l’ esperienza e la maturità possano aiutare a gestire meglio le situazioni di pericolo ed a mantenere tutto sotto controllo. (Red – 11 feb)