(17 feb) Dodici moduli facenti parte dell’ormai ex aeroporto militare di Gjakova kosovaro a sud di Pec, sono stati consegnati ufficialmente dal contingente italiano della K-for alla Caritas Umbra, che opera dal 1999 nella zona, a Slokucjane, che la utilizzerà come sedi per nuove attività lavorative e di formazione per i ragazzi ospitati nella struttura gestita dal direttore del centro, Massimo Mazzali. Si tratta di un altro passaggio significativo nel processo di transizione verso la definitiva pacificazione del Kosovo, alla cui missione internazionale l’Italia partecipa attualmente con circa 500 uomini. “Stiamo costruendo attività lavorative e di formazione per i ragazzi di cui occupiamo e per il lavoro – ha spiegato Mazzali nel corso della cerimonia di consegna, che si è tenuta sabato nell’aeroporto di Gjakova – perché si tratta del loro futuro”. I nuovi moduli serviranno per avviare e implementare l’attività di una cooperativa che vedrà impegnati i ragazzi, quasi tutti albanesi kosovari. “Al 99% faremo un piccolo mulino per la produzione biologica di pane, pizza, dolci. Alle attività parteciperanno una ventina di ragazzi in tutto, impegnati in laboratori,attività nella casa famiglia, sostegno a bambini portatori di handicap con attività anche di fisioterapia”. La collaborazione in Kosovo tra la Caritas Umbra e l’Esercito, nel quadro del Cimic (Cooperazione Civile militare) risale già al 1999, anno dell’intervento della Nato nel Paese, e sono strettamente collegate con l’aeroporto di Gjakova. “Qui ho ricordi molto particolari – spiega Mazzali – perché con il progetto Cimic fino a cinque anni fa sono partiti 400 bambini kossovari malati per essere curati in Italia, a Pisa (lo scalo toscano era l’unico collegamento diretto tra Kosovo e Italia, ndr) e sono tutti ritornati, fino a 5 anni fa. Il rapporto con i militari italiano è sempre stato molto intenso fin dal 1999 con il generale Del Vecchio, quando sono partito dalla Macedonia per poi trasferirmi qui dopo pochi mesi”. Il comandante del Multinational Battle Group West, colonnello Antonio Sgobba, conferma “il rapporto ottimo con la popolazione locale, per tutta la K-for e in particolare per i soldati italiani che sono sempre stati ben visti. Lo vediamo quando usciamo con i nostri mezzi e i bambini ci salutano, vogliono interagire. Questa è una delle cose che facciamo: oltre l’aspetto operativo c’è anche quello umanitario”. (Sis)