Tokyo – In Asia gli elefanti bianchi sono per tradizione un simbolo di buon auspicio e di prosperità. Nei paesi anglosassoni, al contrario, l’ appellativo “elefante bianco” viene dato a progetti eccessivi. Il progetto che Michelangelo Consani presenta alla Gallery Side 2 di Tokyo, fino al 28 febbraio, dal titolo “Nove elefanti bianchi e una patata” gioca sul doppio significato di questa espressione. Attraverso una serie di misurazioni metriche, Consani individua il centro della galleria e stabilisce che, nell’ allestimento della sua installazione, questo punto coincide idealmente con una precisa area geografica del mondo, la depressione caspica, ovvero il bacino aralo-caspico dove Asia e Europa si incontrano. In questo centro l’ artista colloca due sculture in marmo nero del Belgio, materiale raro e ormai in via di esaurimento che ben rappresenta l’ Occidente. Le due sculture si passano una patata con la bocca, in un gesto ‘ metafisico di sospensione’ che potrebbe essere di scambio oppure di scontro, di bene o di male. Partendo da questo ipotetico centro, in corrispondenza delle posizioni geografiche di nascita/provenienza, l’ artista posiziona inoltre dei personaggi minori, “gli elefanti”, agronomi, scienziati, economisti, creando una sorta di mappature del mondo e nel mondo, di quelle personalità individuali che possono aiutarci a trovare la via per una società più equa, conviviale e sostenibile salvandoci dallo ‘ scontro’ tra il sistema capitalistico emergente e il moribondo modello occidentale. Il 43enne artista livornese ha esposto in Russia; Paesi Bassi, Francia e Slovenia, Germania, Marocco e Giappone e che nel 2010 ha ricevuto da EX3 Centro per l’ Arte Contemporanea di Firenze il premio come miglior artista under 40. Recentemente la galleria Kunstverein ha dedicato un libro sull’ artista presentandolo nella sua sede di New York. (9Colonne)