Ogni giorno, da molti anni, in Italia 15 mila mense sfamano i poveri, che oggi sono circa 4 milioni, di cui 400 mila bambini. Tra qualche settimana, o addirittura tra qualche giorno, questo servizio verrà sospeso perché i fondi sono finiti. Siamo dunque in piena emergenza alimentare e purtroppo la notizia stenta a farsi strada.
L’allarme è stato lanciato dai 7 grandi enti nazionali che l’anno scorso hanno distribuito 100 mila tonnellate di prodotti alimentari: pasta, riso, latte, formaggi, legumi, farina, biscotti, polpa di pomodoro, olio di semi e fette biscottate.
I sette enti sono Caritas, S. Egidio, Fondazione Banco Alimentare, Insieme per la Pace, Associazione Banco Alimentare Roma, Croce Rossa, Banco delle Opere di Carità. I fondi sono finiti perché il 31 dicembre si è concluso il Programma europeo per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, basato sul recupero delle eccedenze agricole. L’Unione ha varato un nuovo programma, gli stanziamenti per l’Italia si sono ridotti da 100 a 85 milioni, non è più previsto che questi soldi debbano essere spesi solo per gli aiuti alimentari e la loro gestione è passata dal ministero dell’agricoltura a quello del welfare. Inutile che il primo effetto del trasferimento è che tutto si è bloccato. Se il governo non interviene, le forniture di alimenti a circa 1 milione di famiglie verranno sospese fino a ottobre.
Intervenire significa anticipare il corrispettivo dei fondi europei per permettere la continuità degli aiuti. Soluzione già adottata da Francia, Lituania e Spagna. Tra tante presunte emergenze, eccone una vera. (20 feb)