La Camera dei deputati ha detto sì alla fiducia al governo Renzi con 378 voti favorevoli e 220 contrari. Via libera da Pd, Ncd, Per l’ Italia, Cd, Psi, Maie e minoranze linguistiche. Contrari Lega nord, Fratelli d’Italia, Sel, M5S e Forza Italia. “Abbiamo un’unica chance, prendere ora, qui e adesso l’occasione della timida ripresa che si sta affacciando, per fare l’unica cosa che possiamo fare: cambiare profondamente il nostro Paese”. E’ questo il senso del lungo intervento del premier Matteo Renzi alla Camera in replica al dibattito sulla fiducia al suo governo che si è svolto a Montecitorio per tutta la giornata. Renzi ha ripercorso tutti i punti del suo programma già illustrati in Senato, cercando quella chiarezza che in molti gli avevano rimproverato mancasse nelle sue parole a Palazzo Madama. E così, rispetto all’annunciata riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale, ha precisato che “era in miliardi e non in percentuale”, e all’ilarità manifestata nell’emiciclo di Montecitorio, ha risposto piccato: “Giustamente se si riducono di 10 miliardi le tasse c’è l’ironia”. Stesso piglio per il previsto sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione, sblocco che “deve essere totale” e “deve costituire uno shock come è accaduto in Spagna”. In polemica con il Movimento Cinque Stelle, il premier ha riservato un passaggio anche al “pluralismo” interno al suo partito e ha sottolineato come quando ha perso le primarie con Pierluigi Bersani “lui non mi ha espulso e il fatto che Bersani sia qui avendo idee diverse dalle mie su molte cose è un segno di stile e rispetto non personale ma politico”. “Noi siamo il Pd”, ha spiegato, e “nel Pd non abbiamo un confronto formale. Quando c’è da discutere, confrontarci e litigare lo facciamo”. (Pif – 25 feb)