Non è ben chiaro con che criteri si debba giudicare un ministro dell’economia. Probabilmente è un figura destinata a scomparire, così come l’abbiamo conosciuta, perché la politica economica ormai la fanno i governi e le grandi organizzazioni intergovernative alle quali gli stati nazionali hanno ceduto pezzi della loro sovranità.
Ciò non vuol che non si debba chieder conto ai singoli ministri dei dossier di loro competenza. E poiché ai primi posti del programma di Matteo Renzi c’è il pagamento totale dei debiti della Pubblica amministrazione, questione di cui si parla da due anni, va detto che il lavoro è stato assai bene avviato da Fabrizio Saccomanni.
A fronte dei 91 miliardi di debito stimati dalla Banca d ‘Italia, nel 2013 sono stati messi a disposizione delle amministrazioni debitrici 24 miliardi e mezzo e sono stati erogati ai creditori oltre 22 miliardi. Questa differenza tra stanziamenti e pagamenti è dovuta al fatto che alcune burocrazie regionali non sono state in grado di utilizzare le risorse disponibili. Nelle scorse settimane, il Ministero dell’economia ha avviato le procedure per l’utilizzo delle ulteriori risorse stanziate per il 2014 con l’obiettivo di completare l’erogazione di 47 miliardi entro la metà dell’anno. Inoltre – per affrontare il fenomeno dei debiti fuori bilancio – è stata resa obbligatoria dal prossimo giugno la fatturazione elettronica, che consentirà di monitorare il ciclo di vita delle fatture e di evitare che in futuro le Amministrazioni pubbliche accumulino nuovi debiti,
Ora restano da pagare 44 miliardi, e Renzi pensa di farlo utilizzando il conto corrente della Cassa Depositi e Prestiti. Ma non dovrà partire da zero, così come non partirà da zero la spending review che Letta e Saccomanni hanno messo in cantiere e che ora dovrebbe consentire di tagliare un po’ di tasse sul lavoro. Non tutto è discontinuità, per fortuna. (26 feb)