3 mar) Il paese dei Balocchi nella terra dei Samurai: Massimiliano Finazzer Flory continua a portare sui palchi di tutto il mondo lo spettacolo teatrale, di cui è regista e interprete, tratto dal capolavoro di Carlo Collodi, il libro italiano più diffuso nel mondo. Lo spettacolo, realizzato insieme alla Fondazione nazionale Carlo Collodi nel 2013 in occasione dell’Anno della cultura italiana negli Stati Uniti, è stato messo in scena negli Stati Uniti in ben 13 Stati con 18 rappresentazioni, riscuotendo grande successo e attenzione. Ora invece debutta per tutto il mese di marzo in Giappone con una tournée che toccherà ben 8 città: Tokyo, Fukuoka, Sapporo, Nagoya, Nagasaki, Hiroshima, Kyoto, Osaka (dal 5 al 24 marzo). Ma la storia del burattino di legno non è inedita per i bambini giapponesi, visto che è stata diffusa sin dai primi del Novecento e che l’opera è compresa in molti programmi formativi delle scuole, a testimonianza dell’alto valore educativo del libro. Basti pensare anche a “Bambino Pinocchio”, un cartone animato tedesco-giapponese prodotto negli anni settanta. Una storia, quella di Collodi, che ha acceso l’immaginazione di bambini ed adulti e scatenato delle vere e proprie diatribe interpretative. “Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità” sosteneva Benedetto Croce, mentre Alda Merini si rispecchiava nello spirito ribelle del burattino: “Ma anche io come Pinocchio vendo il mio abbecedario per un bacio d’amore”. Finazzer Flory ci restituisce questo fascino e questa complessità con la sua interpretazione, dando voce ai principali personaggi della storia: mastro Ciliegia, Geppetto, il Grillo parlante, la Fata Turchina, Mangiafoco, i gendarmi, il tonno, il gatto e la volpe, che ritroviamo nelle coreografie di Michela Lucenti. Le musiche di Nino Rota costituiscono anche un omaggio indiretto al mondo di Federico Fellini e alle sue oniriche atmosfere. Lo spettacolo sarà in tournée anche grazie alla collaborazione dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, del Consolato d’Italia a Osaka, dell’Istituto italiano di cultura a Tokyo e l’Istituto italiano di cultura a Osaka. (Red)