Parigi – “Qualcuno di voi potrebbe domandarsi perché un presidente di una delle più grandi squadre del mondo, che lavora e agisce in un comparto economico in cui gli aspetti finanziari sono preponderanti, si alzi una mattina e venga davanti a 1000 giovani provenienti dal mondo intero a tentare di parlare di integrazione e di lotta al razzismo”. Sono passate da poco le 12 quando Andrea Agnelli pronuncia queste parole, nella sede centrale dell’Unesco, a Parigi. Di fronte a lui ci sono 1.000 ragazzi, tra i 18 e i 35 anni e in realtà sanno bene perché il presidente della Juventus si sta rivolgendo a loro: per parlare del progetto “Un calcio al razzismo – Gioca con me”, che una giuria indipendente ha selezionato tra i cinque continenti, unico per l’Europa, insieme ad altre nove iniziative. “Sono convinto che l’Italia, per molti anni terra di emigranti, non soffra di razzismo vero e proprio – sottolinea Agnelli – L’Italia, però, vive per la prima volta nella sua storia il fenomeno dell’immigrazione massiccia e in taluni momenti, e lo stadio talvolta è uno di questi, stenta a comprenderlo. La Juventus ha sentito il dovere di aiutare questa comprensione”. A margine dell’iniziativa Agnelli ha sottolineato l’ottimo rapporto con il tecnico bianconero Antonio Conte (“I miei sogni è quelli di Antonio coincidono”), poi ha definito Paul Pogba un “patrimonio dell’umanità” rassicurando sul suo futuro in bianconero. (9colonne)