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“Dimmi cos’è”,
romanzo d’amore e disordine

it@withub.it by it@withub.it
7 Marzo 2014
in Archivio speciali - Libri
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“DIMMI COS’E’”, ROMANZO D’AMORE E DISORDINE
“Abbandonarsi equivale ad essere abbandonati?” E’ la domanda che tormenta Annie da quando è bambina. Il limite che dalla morte dei genitori ha sempre avuto paura di superare. Annie è convinta che amare sia sbagliato, qualcosa che lei non si può permettere. Tutto procede come ha stabilito. Un solo ostacolo: qualcuno più ostinato di lei. “Dimmi cos’è” (Porto Seguro, pp. 165) di Emiliano Bernardini, è un romanzo d’amore e disordine, dove la trama si confonde con l’ordito e il rovescio con il diritto, disseminato di citazioni di film e canzoni che accompagnano la lettura. Lo scrittore pone i lettori di fronte all’importanza del tempo e di quel “carpe diem” di oraziana memoria. L’amore in grado di spingersi oltre ogni ostacolo sconfiggendo la morte: e allora abbandonarsi si trasforma in quella scelta difficile che tutti dovremmo fare per essere felici. Emiliano Bernardini è nato a Roma nel 1982. E’ giornalista e si occupa di sport e cronaca. Lavora in radio, ma la sua vera passione è la scrittura. (Red)

“LA RAGIONE E I SUOI ECCESSI” DI PAOLO COSTA
Che utilità ha oggi la filosofia e qual è la “specialità” del filosofo nell’epoca della settorializzazione dei saperi? Consapevoli dell’impossibilità di preservare la supremazia della philosophia prima in quanto conoscenza del Tutto, negli ultimi due secoli i filosofi occidentali si sono trovati spesso nella condizione di dover giustificare la propria funzione, alleandosi ora con la politica, ora con la storia, ora con la scienza. Tutti questi tentativi sono naufragati di fronte all’incapacità di disciplinare gli eccessi della ragione. Congedate le tentazioni autarchiche, a volte persino imperialiste, e i vari sforzi di mettervi freno, è venuto il momento di riconoscere che l’utilità del pensiero filosofico sta forse proprio nella sua natura eccedente, nel connubio tra l’aspirazione metafisica alla totalità e l’apertura scettica alla complessità dell’esperienza, nel desiderio sconfinato di espansione e inclusione, nell’esigenza di conciliare sintesi e apertura alla varietà dell’esistente. Più che di utilità sarebbe allora opportuno parlare di urgenza della filosofia, in quanto forma di curiosità onnivora, desiderio di sentirsi a casa ovunque, caotica creatività intellettuale. Per saggiare la desiderabilità degli eccessi della ragione, si riflette in questo libro – “La ragione e i suoi eccessi” (Feltrinelli, pp. 320, 22 euro) di Paolo Costa – su dieci questioni centrali non solo della filosofia, ma dell’esistenza. (Red)

IL VENTENNIO BERLUSCONIANO RACCONTATO DA ENRICO DEAGLIO
“Se avevo avuto una percezione abbastanza chiara del probabile successo di Berlusconi, non ne avevo però immaginato una durata così lunga.” Parola di Romano Prodi, nell’intervista inedita contenuta in questo libro. E invece Berlusconi è “durato” (almeno) per un ventennio. Abbastanza per una vita intera, abbastanza per cambiare un paese, abbastanza per non ricordare più bene come eravamo prima. Cos’è stata l’Italia degli ultimi 20 anni? Un regime parafascista? Un paese della cuccagna che si è svegliato rovinosamente? Un grande reality show, dove ha vinto chi la sparava più grossa? Una finta repubblica, dove il potere vero era in mano a cricche e mafie? Tutte domande legittime, che è il momento di porsi e che, forse, possono persino trovare qualche risposta, ancorché provvisoria. Il giornalista Enrico Deaglio, con “Indagine sul ventennio” (Feltrinelli, pp. 224, 15 euro), segue l’evoluzione degli scenari politici, tratteggia le storie personali degli eroi e dei miracolati, racconta i retroscena di cui all’epoca non sapevamo nulla, presta attenzione alle nuove parole che hanno popolato il chiacchiericcio quotidiano, affronta senza paura le zone più controverse e male illuminate del Ventennio: dal sottovalutato razzismo leghista all’incomprensibile subalternità della sinistra, fino a un rapporto riservatissimo inviato dalla Dia alla vigilia della discesa in campo nel 1994. A fare da sfondo alla sua ricostruzione, numerose interviste, esclusive e inedite, a protagonisti e osservatori d’eccezione, tra cui Silvia Ballestra, Ivan Carozzi, Mario Deaglio, Andrea Jacchia, Gad Lerner, Fausto Melluso, Peppino Ortoleva, Marcelle Padovani, Romano Prodi, Massimo Recalcati, Roberto Saviano, Adriano Sofri. (Red)

“ILLMITZ”, IL ROMANZO D’ESORDIO DI SUSANNA TAMARO
Un giovane 25enne decide di intraprendere un viaggio a Illmitz, città al confine tra Austria e Ungheria, in cui viveva la sua famiglia prima che i genitori si trasferissero sul Carso. È un viaggio decisivo, che il protagonista, ora residente a Roma, ha deciso di compiere per fare i conti con se stesso, con la propria inquietudine, la propria fragilità, e per dare un senso a uno strisciante senso di inadeguatezza, al mondo e alle persone che lo circondano. Ma sarà, per lui, inevitabilmente, un viaggio insieme ai fantasmi che si stagliano nella propria memoria: Agnese, sua sorella, morta bambina, investita mentre attraversava una strada a occhi chiusi per mettere alla prova l’esistenza dell’angelo custode; il suo amico d’infanzia, Andrea, rimasto nel paese natale, sul Carso, lui sì, in salvo, vicino alle proprie radici; e sua madre. Ma, soprattutto, Illmitz fa emergere il centro di questa inquietudine: Cecilia, la “fidanzata” del giovane, impiegata a Roma, dotata di una fisicità possente, una sessualità esuberante, un desiderio avvolgente, una vitalità istintiva. In lei il protagonista si specchia e con lei dovrà fare i conti. “Illmitz” (Bompiani, pp. 126, 14 euro) – romanzo d’esordio di Susanna Tamaro, arrivato solo ora in libreria – ha una forza selvaggia e originale; è teso, incisivo, ed è un grido inesorabile contro la solitudine, a favore dello splendore autentico della vita. (PO / Red)

L’ANGELO DI MAUTHAUSEN DI ROBERTO GENOVESI
Austria, 1943. Come tutti i più grandi lager, la fortezza di Mauthausen ha una serie di campi satellite per la raccolta di materie prime. Quarantanove, per l’esattezza. Ma ne esiste un altro, il Kommando 50, nascosto tra le montagne, avvolto dal mistero. Un inferno per chiunque vi entri. Durante l’inverno, per via della sua collocazione e delle nevicate, rimane totalmente isolato: è il periodo che i soldati chiamano “buio”. Il maggiore Lauser è incaricato di raggiungere il K50 e prenderne il comando, facendosi saltare alle spalle l’unico ponte di collegamento. I suoi ordini non dicono altro e gli ordini non si discutono. Non può immaginare ciò che lo aspetta: il campo è messo in ginocchio non dalla tormenta, ma da un killer che dopo aver sabotato le linee telefoniche ed elettriche sta massacrando una a una le guardie naziste. Un’ombra che riesce a muoversi indisturbata, un giustiziere che sta ribaltando le regole della violenza. Tutto questo è “L’angelo di Mauthausen” (Rizzoli, pp. 320, 15 euro) di Roberto Genovesi. (Red)

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