Sino al 7 luglio 2001, in Israele, Wagner non era mai stato eseguito se non di nascosto. Quel giorno a Gerusalemme il tabù fu infranto da Daniel Barenboim e il coraggio, a ben guardare, non fu solo suo ma anche del pubblico che era stato avvertito di ciò che stava per accadere e che pur essendo libero di lasciare la sala decise di restare: si alzarono solo una trentina dei 2800 presenti.
Barenboim, ebreo nato in Argentina e cresciuto in Israele, di tabù ne ha infranto più d’uno. Per esempio ha deciso di prendere il passaporto palestinese e ha fondato la West-Eastern Divan Orchestra che riunisce interpreti israeliani e arabi, dove il dialogo musicale è inteso come messaggio di pace. Nella visione “politica” della musica, Barenboim ha sempre condiviso l’impegno del suo grande amico Claudio Abbado.
Il senso del proprio lavoro Daniel Barenboim lo spiega così: “Il direttore non è lì per far suonare insieme l’orchestra, è lì per offrire un’idea chiara della partitura e soprattutto del suo sub-testo… il pensiero che sta sotto la musica… Il direttore deve avere il carisma per portare tutta l’orchestra a pensare nella stessa forma. Ognuno è libero di avere la propria opinione, ma quando si suona insieme no: bisogna respirare con lo stesso polmone”. Però può anche accadere, avverte Barenboim, che sia lo stesso direttore a seguire l’orchestra, che spesso ne sa molto più di lui.
Secondo Arrigo Sacchi i grandi allenatori hanno un ruolo molto simile a quello del direttore d’orchestra perché nel gioco di squadra è essenziale il tempo dei movimenti, il ritmo, la sincronia di uno spartito. Adriano Bacconi, grande esperto di calcio, ne ha concluso che Barenboim potrebbe dunque allenare il Barcellona, e non risulta che il maestro si sia offeso. (10 mar)