Comincia lentamente a prendere forma l’Italia rimodellata dalle forbici di Carlo Cottarelli, commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica. Il piano dei tagli è stato trasmesso martedì sera a un Comitato composto da cinque ministri e presieduto da Renzi, che se lo sta studiando. Ma ieri Cottarelli ha rotto l’embargo fornendo alcune anticipazioni ai senatori della Commissione Bilancio.
La lista dei possibili tagli è molto lunga. Ecco i più significativi.
Gli stipendi dei dirigenti pubblici andranno riportati alla media europea. Al 15% di pensioni più alte verrà richiesto un contributo temporaneo per consentire l’assunzione di nuove persone.
Verranno ridotte le commissioni bancarie che lo Stato paga per riscuotere i tributi. Risparmi significativi sono attesi dalla revisione dei contributi alle imprese (sei miliardi tra Stato e Regioni), dalle sinergie e dal miglior coordinamento tra i corpi di polizia, dal miglior utilizzo degli immobili pubblici, dall’abolizione di enti come il Cnel, dalla chiusura di sedi regionali della Rai, dalla riduzione della spesa dei vertici dei ministeri, dallo stop ai ricoveri ospedalieri non necessari e dal rispetto del principio dei costi standard in sanità.
Cottarelli propone anche di ridurre le centrali d’appalto e acquisto, passando dalle 30mila attuali a 30 o 40 al massimo. E sul fronte delle auto blu, chiede che non siano più di 5 per ogni ministero.
Gli unici settori che il commissario ritiene esenti da tagli sono “istruzione e cultura”, visto che dai confronti internazionali – spiega Cottarelli – emerge che l’Italia non spende molto per queste voci.
Più che un elenco della spesa, sembra un impegnativo manifesto politico. (13 mar)