Il turismo di comunità e gli alberghi diffusi; l’ecoturismo scolastico e l’educazione ambientale; il turismo con i pescatori; la gestione a fini turistici dei beni confiscati alla mafia. Un turismo “minore” e di nicchia che nel tempo della crisi sta conoscendo una crescita significativa. Perché le famiglie non hanno più a disposizione i budget di un tempo, ma anche perché inizia a farsi strada un bisogno di autenticità nella ricerca dei luoghi così come dei cibi e delle tradizioni. È il turismo proposto da tante cooperative aderenti a Legacoop che oggi e domani si ritrovano all’Hotel Villa Vecchia di Monte Porzio Catone (Roma) per l’Assemblea annuale di Legacoopturismo. Un comparto che complessivamente riunisce 260 cooperative, diffuse su tutto il territorio nazionale, capaci di dare lavoro a 1100 persone sviluppando ogni anno un volume d’ attività pari a 514 milioni di euro. “La base associativa – spiega Davolio – è composta da cooperative che gestiscono strutture ricettive, come alberghi, ostelli, case per ferie, rifugi, colonie, campeggi ovvero agenzie di viaggio e attività di servizio al turismo; cooperative di supporto che aggregano albergatori o gestioni di stabilimenti balneari; consorzi di imprese turistiche; società controllate da cooperative”. Sono tanti i progetti, anche fortemente innovativi, cui si sta lavorando. Tra questi spicca il turismo di comunità, che nell’ accoglienza coinvolge un intero paese. Esperienze in questa direzione stanno nascendo in tutta Italia, dalla Calabria alla Lombardia, ma le due esperienze più avanzate sono quelle dei Briganti di Cerreto – dove sta per decollare anche un “Centro di formazione e di ricerca sul turismo di comunità” – e della Valle dei Cavalieri, entrambe nell’ Appennino reggiano. (Red – 17 mar)