– Roma, 11 lug – Una richiesta simile giunge anche dall’agrigentino Giuseppe Marinello, deputato di Forza Italia: “Al posto di Amato farei pubblica ammenda”. “Un ministro dell’Interno non può, e non deve, creare spaccature, e tanto meno può tacciare di ignoranza un’intera regione. Nella gran confusione che regna all’interno di questo Governo, Amato ha scambiato lucciole per lanterne”. “Il ministro dell’Interno dimostra anche oggi che non c’è limite al peggio – sentenzia Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia – affermare che i valori e l’identità cristiana rappresenterebbero un limite all’integrazione dei cittadini islamici in Italia, e mettersi a dare lezioni di integrazione alle parrocchie significa avere passato il segno”. Dura anche la replica del deputato di Forza Italia Michaela Biancofiore: “E’ inconcepibile – ha detto – che un ministro della Repubblica, primo destinatario della cultura democratica e di rispetto della dignità umana insita nel nostro Paese, per smascherare gli stereotipi sull’Islam arrivi addirittura ad inquietanti condanne dei costumi italiani. Non esiste alcun modello siculo di abuso delle donne, né vi è traccia di prevaricazione nei testi sacri del cristianesimo”. Se, da destra, si rovesciano sul ministro tempeste di attacchi e di proteste, da sinistra giungono timidi tentativi di appoggio: “Anche un dotto può dire una sciocchezza” ha laconicamente detto il deputato siracusano Rino Piscitello, della Margherita, secondo il quale “Amato certamente correggerà le sue affermazioni e si scuserà con i siciliani. La sua gaffe però – ha aggiunto – è quasi la prova di come il ceto politico del nostro Paese, di destra o di sinistra, ha un’idea della Sicilia macchiettistica e fuori della realtà. E’il caso di essere un po’più attenti e un po’meno superficiali riguardo alla realtà di una delle più grandi regioni italiane”. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dell’Ulivo al senato, risparmia al ministro ulteriori attacchi: “Dico solo che la violenza sulle donne è purtroppo una tradizione di tutti i maschi del mondo contro tutte le donne del mondo, senza distinzione di confini geografici o religiosi”.