(1 apr) – La produzione manifatturiera complessiva dei paesi europei, degli Stati Uniti e del Giappone è stata nel 2011-2012 pari al 45,5% del totale mondo, mentre ancora all’inizio dello scorso decennio la quota era del 65,0% e all’avvio di quello precedente sfiorava i tre quarti (73,3%). In vent’anni, il mondo avanzato ha perso più di un terzo del suo peso nell’ambito delle attività di trasformazione manifatturiera e conta oggi per meno della metà del totale. Lungo lo stesso arco temporale l’insieme composto da BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e il gruppo dei nuovi paesi europei ha quasi quadruplicato la sua quota, passando dall’8,7% a più del 32,3%. Nella graduatoria dei principali produttori mondiali, il sommovimento generato dallo sviluppo degli emergenti si traduce, per tutti i membri del gruppo di testa, nella perdita di una posizione a opera della Cina, il cui boom ne ha fatto il primo produttore mondiale, davanti a Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia, la quale è stata superata negli anni più recenti anche dalla Corea del Sud e dall’India. Per le altre grandi economie industriali, da sempre a ridosso delle prime, il cambiamento risente anche dell’emergere del Brasile, della Russia e del Messico, che incidono variamente sulle posizioni di Francia, Regno Unito, Spagna e Canada.