Sta venendo giù tutto, dice Beppe Grillo, che mette in fila disoccupazione, emigrazione, chiusura del tessuto produttivo nazionale, distruzione della moralità pubblica. Grillo accusa mafie, partiti, corrotti, corruttori, piduisti, lobbisti, banchieri. L’Italia frana, scrive, e i cittadini, anche i più distratti, lo sanno.
Prometeia, meno nota al grande pubblico ma non meno attendibile sul piano delle previsioni econometriche, disegna uno scenario diverso.
Nel rapporto di previsione presentato ieri a Bologna stima che ci vorranno sì 7 anni per riportare il prodotto interno lordo ai livelli pre-crisi, ma che il reddito disponibile tornerà a crescere già da quest’anno trascinando in positivo anche la variazione dei consumi. La ripresa nella formazione di reddito verrà da un atteggiamento meno restrittivo della finanza pubblica, dalla limitata inflazione e dall’occupazione, che secondo Prometeia – dopo l’ulteriore flessione di questi mesi – riprenderà a crescere nel 2015 recuperando, nei prossimi sette anni, 1 milione e 100 mila posti di lavoro dei circa due milioni persi dall’inizio della crisi. La riforma del mercato del lavoro che si prospetta dovrebbe contribuire ad attenuare il costo che i giovani stanno sopportando.
Prometeia prevede che dal 2015 i prestiti all’economia da parte delle banche ritorneranno a crescere e avverte che lo scenario potrà essere molto più favorevole se la Bce deciderà un acquisto massiccio di titoli con denaro di nuova emissione, come hanno fatto in passato altre grandi banche centrali.
Tenendo presente che l’anno scorso in Italia hanno chiuso i battenti 371 mila imprese, ma in compenso ne sono nate 384 mila, cioè 13 mila in più, diciamo che c’è chi non sembra affatto rassegnato all’idea che debba davvero venire giù tutto.
(17 apr)