“Forza Italia ha fallito, sostentiamo Renzi”. Questo ha scritto – in una lettera al quotidiano la Stampa – l’ex ministro Sandro Bondi. Per quanto riguarda il fallimento, Bondi si affida alla diagnosi del politologo Piero Ignazi. Nel libro intitolato “Vent’anni dopo”, pubblicato in questi giorni dal Mulino, Ignazi sostiene appunto che la stagione di Berlusconi sta tramontando sotto il segno di tre fallimenti.
Il primo fallimento riguarda l’ambizione di creare un grande partito liberal-conservatore. Non se ne vede traccia, scrive Ignazi, visto che Forza Italia è ridotta a una formazione patrimoniale-populista con tratti carismatici, del tutto soggetta alle decisioni insindacabili del capo e aliena ai principi liberali.
Il secondo fallimento riguarda la modernizzazione del paese, riportato indietro di anni se non di decenni, ben al di là dell’impatto esterno della crisi internazionale.
Il terzo fallimento è quello della cosiddetta rivoluzione liberale. E questo, scrive Ignazi, per molti motivi. Per l’adagiarsi di Berlusconi su interessi settoriali, corporativi e persino personali, visto il benefit aggiuntivo di due miliardi alle sue televisioni per tutti gli anni in cui è stato al governo. Per la radicalizzazione esasperata del confronto politico, funzionale a eliminare potenziali concorrenti dell’area moderata, come accadde con Mario Segni. Per l’abbattimento di ogni confine tra sfera pubblica e sfera privata. Per la diffusione di valori e comportamenti antitetici a quelli liberali.
Questi sono i fallimenti del berlusconismo messi in fila da Ignazi.
Fino a qualche mese fa, dal centrodestra una simile diagnosi sarebbe stata rispedita al mittente con sdegno. Oggi Bondi sostiene invece che su queste conclusioni occorre riflettere.
E dunque riflettiamo e poi, se possibile, voltiamo pagina. (25 apr)