(6 mag) Chi dice un prodotto “bello e ben fatto” dice un bene di consumo di fascia medio-alta che si contraddistingue per il design, la cura, la qualità dei materiali e delle lavorazioni. Dice, dunque, qualità. Ma non solo: un prodotto “bello e ben fatto” ha un forte contenuto evocativo. Sarà per questo che all’estero amano sempre più i prodotti “belli e ben fatti” made in Italy: quelli del settore alimentare, dell’arredamento, dell’ abbigliamento e tessile della casa. Passando per le calzature, l’occhialeria, l’oreficeria e gioielleria. La conferma che i “Bbf” piacciono sempre più oltreconfine è arrivata ieri da Milano dove Centro Studi Confindustria e Prometeia hanno presentato i principali risultati della V edizione della ricerca “Esportare la dolce vita”. Secondo l’indagine nel 2019 i paesi emergenti importeranno da tutto il mondo più di 212 mld di euro di prodotti belli e ben fatti, con una crescita di 66 mld rispetto al 2013, in aumento del 45% in sei anni. Oltre un terzo della domanda aggiuntiva verrà da Russia, Emirati e Cina, mentre l’Asia sarà l’area più dinamica in termini percentuali con un +57% in sei anni. L’import dall’Italia potrà raggiungere i 16,6 mld nel 2019, con una crescita di 4,8 mld rispetto al 2013, in aumento del 40% in sei anni e di 23 punti superiore alla dinamica stimata per le importazioni nei mercati maturi. La crescita degli acquisti di Bbf è trascinata anche dall’ampliamento della classe benestante. Si stima, infatti, che nel 2019, in tutto il mondo, ci saranno 202 milioni di nuovi ricchi in più rispetto al 2013. La metà di essi risiederà nei principali centri urbani di Cina, India e Brasile, anche se la classe benestante si sta ampliando in paesi più vicini all’Italia, come la Russia. La Russia è attualmente il mercato emergente più importante per gli esportatori italiani di Bbf. (red)