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Prof di Modena nel gruppo ‘Futuro della Medicina Accademica’

it@withub.it by it@withub.it
12 Maggio 2014
in Archivio BigItaly focus
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(12 mag) Si chiama Manuela Simoni: è la professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia chiamata dal Wissenschaftsrat WR – ovvero dal Consiglio nazionale per le scienze tedesco – a far parte del gruppo di lavoro sul “Futuro della Medicina Accademica”. La professoressa Simoni è la prima docente italiana ad avere il privilegio di essere nominata in questo strategico organismo. Il Consiglio nazionale per le scienze è un importante organo consultivo che fornisce raccomandazioni fondamentali al Governo federale tedesco e ai governi regionali in materia di contenuti e sviluppo strutturale dell’istruzione universitaria, della scienza e della ricerca. E’ costituito di membri nominati dal Presidente della Repubblica e comprende scienziati di diversa provenienza disciplinare indicati dai maggiori finanziatori pubblici della ricerca e dello sviluppo tecnologico in Germania.  Il gruppo di lavoro sul “Futuro della Medicina Accademica” del quale fa parte la professoressa Simoni, riunisce 18 personalità:  in parte membri permanenti del WR, in parte chiamati ad hoc, sotto la guida del presidente prof. Hans-Jochen Heinze, direttore della clinica neurologica dell’Università di Magdeburgo. “La Medicina Accademica – afferma Simoni – si deve confrontare con importanti sfide, quali l’evoluzione demografica, l’epidemiologia delle malattie croniche e un progresso medico molto veloce a livello globale, che comportano la necessità di notevoli risorse e, contemporaneamente, il bisogno di razionalizzare la spesa del sistema sanitario. La Medicina Accademica deve contribuire autorevolmente al progresso scientifico medico in collaborazione, ma anche in competizione con istituzioni di ricerca non universitaria, rimanendo nel contempo il luogo principale della formazione dei medici e degli altri professionisti della salute. In aggiunta a ciò – conclude la professoressa –  la Medicina Accademica deve rendere ben chiaro qual  è il suo valore aggiunto in ambiente sanitario, rafforzando il proprio punto di forza caratterizzante, cioè l’unità istituzionale di ricerca, insegnamento e cura”. (PO /Gil)

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