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IL VERO PROBLEMA
NON E’ L’EURO

it@withub.it by it@withub.it
14 Maggio 2014
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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In ogni sfida politica vince chi riesce a comunicare i suoi valori e imporre la sua agenda. Come ha spiegato il linguista George Lakoff, se io ti invito a non pensare all’elefante, tu difficilmente potrai non pensarci.
Lo stesso discorso vale per l’euro. Non c’era una vera ragione perché la moneta unica diventasse il tema centrale della campagna elettorale, e infatti negli altri paesi – con l’eccezione della Francia – non lo è diventato.
Alcuni tra i principali candidati di centro, destra e sinistra alla presidenza della Commissione si sono affrontati in pubblico già due volte, la prima il 28 aprile a Maastricht e la seconda il 9 maggio a Firenze. In nessuna delle due occasioni si sono divisi sul futuro dell’euro. Nel dibattito televisivo di Maastricht i temi centrali sono stati il budget dell’Unione e la possibilità di una politica estera comune. A Firenze si è discusso di governance e nuovi poteri della commissione ma soprattutto di sviluppo e occupazione, e quindi di trasporti, energia, banda larga, difesa.
Secondo Riccardo Puglisi, economista attento al ruolo politico dei mass media, in Italia si discute molto di euro grazie a un uso sapiente di Twitter e Facebook, alla fame di contenuti giornalistici nuovi, alla forza di un messaggio mediaticamente facile, e a una certa credulità di politici e giornalisti. Il risultato è che gli anti-euro sono riusciti a imporre la loro agenda e a trasformare la moneta unica nel capro espiatorio di tutti i guai italiani.
Temi alternativi e più urgenti non mancherebbero. Ieri l’Unione europea ci ha chiesto di spiegare finalmente come può aiutare l’Italia a fronteggiare la tragedia della migrazione a sud di Lampedusa.
Abbiamo risposto, con il ministro Alfano, che ci aspettiamo assistenza umanitaria in Africa, partecipazione europea ai soccorsi in mare e risposte comuni alle domande di asilo. Giuste o no che siano le nostre richieste, di queste dovremmo discutere con Schulz, Juncker, Bové, Tsipras e gli altri che ci chiedono il voto. Invece continuiamo a parlar d’altro.

(14 mag)

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