“La democrazia è oggi non soltanto il terreno sul quale l’avversario di classe è costretto a retrocedere, ma è anche il valore storicamente universale sul quale fondare un’originale società socialista”. Era il 3 novembre 1977 ed Enrico Berlinguer pronunciò queste parole a Mosca, durante il suo discorso in occasione del 60esimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre, lasciando una delle più belle e importanti eredità alle generazioni che si susseguiranno. A 30 anni dalla morte, la sinistra italiana ricorda il leader comunista: seminari, convegni e manifestazioni commemorano un uomo dal grande fascino, discreto e puntuale. I deputati del Partito democratico hanno organizzato – giovedì scorso al palazzo San Macuto di Roma – la conferenza dal titolo “Berlinguer nel suo tempo”, durante la quale eventi storici e ricordi personali si sono intrecciati nel tentativo di approfondire il senso di un pensiero. Lo ha ricordato Gennaro Bianco – “Sorrideva, ma non dava confidenza e correggeva i refusi dei suoi discorsi mentre li leggeva” -, e Alfredo Reichlin: “Il protagonismo delle masse è la lezione che ci ha lasciato”. E’ andato indietro nel tempo anche Gennaro Acquaviva, con un aneddoto che offre un punto di vista inedito sul rapporto tra Berlinguer e Bettino Craxi: “Eravamo in un albergo a Londra quando Craxi mi chiamò preoccupato; mi precipitai nella sua stanza, in pigiama, e lo trovai che camminava avanti e indietro. Mi disse che Berlinguer stava male, era molto addolorato”. Berlinguer morì l’11 giugno 1984, dopo essere stato colpito da un ictus quattro giorni prima, sul palco di piazza della Frutta, a Padova, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee. Stava pronunciando la frase “Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati insieme” quando si accasciò in diretta televisiva. Lo ha ricordato anche Roberto Speranza, il capogruppo del Partito democratico alla Camera, spostando l’attenzione sul significato di quell’esperienza politica ai tempi del Pd. “Il Pci – afferma Speranza, che aveva cinque anni quando Berlinguer è morto – ha avuto la capacità di riconnettere le masse alla politica”. E oggi? “Siamo in un tempo – continua il giovane democratico – in cui le categorie classiche di democrazia sono messe in discussione, ma possiamo leggere Berlinguer nel nostro tempo e dare una risposta concreta con le riforme istituzionali”. Il Berlinguer del compromesso storico, della questione morale, dell’austerità e del rigore: perché la società contemporanea ricorda il leader comunista? Che senso ha, nel Terzo millennio, confrontarsi con il suo pensiero e riflettere sulle sue azioni politiche? Non si tratta di rivendicare l’attualità di Berlinguer o la sua capacità di anticipare il proprio tempo, ma di provare a utilizzare un pensiero, un metodo in cui la passione politica è unita all’analisi della società. Mantenere l’integrità della sua persona: potrebbe essere questo il modo giusto per ricordare, a 30 anni dalla morte, il leader comunista e la sua personalità, il fascino, ma anche gli errori che fanno di Enrico Berlinguer un uomo, prima che un politico. (14 mag – Sip)