Immaginiamo che il voto del 25 non debba decidere i nuovi equilibri della politica interna ma serva davvero a eleggere il Parlamento europeo. Immaginiamo dunque che gli elettori siano interessati a conoscere i programmi dei diversi partiti per il governo dell’Europa. Diciamo allora che mentre il Movimento 5 Stelle chiede un referendum per la permanenza nell’Euro, il Pd ritiene che uscire dall’Euro avrebbe un prezzo insostenibile dal punto di vista economico e culturale.
Grillo vuole abolire il Fiscal Compact, il Pd vuole affiancarlo con un analogo patto per i diritti sociali. Ma sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito democratico contestano il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, criticano le politiche di austerità e si dichiarano favorevoli agli eurobond.
I 5 Stelle non vogliono l’obbligo del pareggio di bilancio, e anche il Pd chiede più flessibilità.
Il Pd insiste molto sul tema del lavoro e dell’immigrazione. Punta a una gestione comune delle frontiere esterne dell’Unione attraverso la trasformazione di Frontex in un vero corpo europeo di guardie di frontiera. Chiede anche una politica comune in materia di cittadinanza.
I 5 Stelle chiedono investimenti in innovazione e nuove attività produttive, oltre che in attività agricole e di allevamento che incentivino i consumi nazionali interni. Il Pd vuole che il peso dell’industria nell’economia europea passi dal 15 al 20%; e chiede finanziamenti oltre che per l’innovazione anche per le infrastrutture.
Tra i sette punti del programma dei 5 Stelle uno è dedicato all’alleanza dell’Italia con Spagna, Portogallo e Grecia. Il Pd vuole invece un’Europa più coesa, che metta in comune le proprie risorse in termini di difesa, sviluppo, commercio e diplomazia.
Il Pd ha deciso che al Parlamento di Strasburgo collaborerà con i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti. I 5 Stelle si tengono le mani libere. (16 mag)