Cosa pensano gli americani, e perché sono così diversi da noi, lo ha spiegato – in un breve saggio pubblicato l’anno scorso da Laterza – lo scienziato Francesco Antinucci, psicolinguista che ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. In America, per esempio, è normale scrivere al deputato eletto nella propria circoscrizione per approvare o disapprovare una legge in discussione, con la ferma convinzione che queste lettere abbiano un qualche effetto. O vedere un’amministrazione comunale della destra ultraconservatrice adottare il bilinguismo nelle comunicazioni ai cittadini, anche quelle più ufficiali come le schede referendarie, una misura che qui da noi neppure l’amministrazione più progressista si arrischierebbe a prendere. O assistere manifestazioni di patriottismo prive del benché minimo spirito di nazionalismo. O sentire invocare il nome di Dio in innumerevoli formule politiche, istituzionali o legali nel paese che presenta il più alto numero di confessioni religiose al mondo e la più rigida separazione tra stato e chiesa. Oppure, ancora, constatare quanto sia assolutamente sproporzionato per i nostri standard lo stigma applicato alla menzogna, pubblica o privata.
La conclusione è che il principio di identità americano non nasce dunque dalla lingua, dall’appartenenza etnica o dalla fede religiosa. La fonte dell’identità americana è semplicemente lo Stato.
(19 mag)