DEBUTTO IN ITALIA PER BLADE, IL RE DEL GRAFFITO
La Galleria Varsi di Roma compie un anno e festeggia invitando per la prima volta in Italia Blade, nome leggendario del writing made in New York, con la mostra personale “King of Graf”. Lo spazio ospita, fino al 26 giugno, una vera e propria disamina sul lettering che ha contraddistinto l’operato di Blade dagli anni ’70 a oggi, tanto che il visitatore ha la sensazione di entrare in una stazione metropolitana newyorkese, dove gli scorrono davanti innumerevoli vagoni, diversamente interpretati dalla mano di Steven Ogburn, in arte Blade. L’artista newyorkese oggi 57enne, cresciuto nel Bronx, precursore di uno dei movimenti culturali provenienti dalla strada, se non addirittura predecessore, è tra i primi ad essersi reso conto che l’arte è principalmente condivisione e che i luoghi dove realizzarla devono essere alla portata di tutti; per questo i muri cittadini e i vagoni della metropolitana diventano tela bianca su cui creare. Blade tra il 1972 e il 1984 dipinge, nella totale illegalità, oltre 5000 treni, che attraversano con il suo nome e il suo stile tutta New York, guadagnandosi così il titolo di King of Graf. La sua crew di appartenenza è la TC5, acronimo di The Crazy 5, presente principalmente sulle linee 2 e 5 della metropolitana, che passano in quartieri come: Bronx, Brooklyn , Manhattan e Central Park. Nel 1981 Blade prende parte allo show New York/New Wave alla PS1 Gallery di New York, che all’epoca non era il museo contemporaneo di oggi, ma uno spazio occupato autogestito. L’evento passò alla storia per la partecipazione di artisti chiave dell’arte contemporanea, nomi come J.M. Basquiat, Keith Haring, Dondi, Seen, Lee Quinones e molti altri. Nel 1984 Blade è tra i protagonisti del reportage Subway Art dei fotoreporter Martha Cooper e Henry Chalfant, oggi testo cult di fama mondiale sulle origini del writing. (red)
NEL MANTOVANO UNA STORIA DA LEGGERE IN BICICLETTA
Gli eventi sismici che nel maggio 2012 hanno coinvolto anche il territorio mantovano, hanno evidenziato la natura effimera e provvisoria di ciò che si immaginava stabile e duraturo. Precarietà, mobilità, velocità e transitorietà sono, d’altra parte, gli ingredienti che in gran parte contraddistinguono l’arte contemporanea. Da questa riflessione nasce l’installazione Bike Ride Story di Stefania Galegati Shines, che si inaugura domenica pomeriggio nel Parco Marinella di Sermide, nel Mantovano, e che presenta un racconto scritto con pittura bianca su una pista ciclabile per una lunghezza di circa 1400 metri (7380 battute, ovvero circa 5 battute al metro). L’autore del racconto è Paolo Roversi, natio di Suzzara, che si è reso disponibile a scrivere una storia ispirata ai suoi luoghi. La scritta realizzata in pittura lavabile ma ad alta tenuta resisterà sulla pavimentazione stradale dai 10 ai 20 anni, scolorendosi con le piogge e le calure estive, in modo naturale e non inquinante. Secondo le parole della 41enne artista di Bagnacavallo (Ravenna), che oggi vive e lavora a Palermo, “l’aria, la nebbia, l’orizzonte, il suono delicato e ripetitivo dei meccanismi della bicicletta andranno ad intersecarsi con il racconto, legato a quel bellissimo nulla della pianura padana. Il contesto che accompagna la lettura viene raramente preso in considerazione dagli scrittori, ma dà spesso connotazioni speciali. Questa storia potrà essere letta solo o preferibilmente in bicicletta, mezzo povero per eccellenza capace di raccontarci i cambiamenti della nostra società italiana”. Per tutto il pomeriggio sarà allestita un’area dove il pubblico potrà prendere in prestito le biciclette per percorrere la strada e leggere la storia. Il progetto Bike Ride Story, già sperimentato dall’artista nei centri cittadini di Genova e Milano, ha vinto nel 2013 il Premio Suzzara. (PO / red)
A FERRARA LE DONNE DI MATISSE
Il genio di Matisse ha cambiato il corso dell’arte del Novecento, imprimendo la sua visione nuova ad ogni genere artistico. Nessuno di questi, però, l’ha affascinato quanto la rappresentazione della figura, soprattutto femminile, al punto da impegnarlo per l’intero arco della sua carriera in una ricerca incessante attraverso tutte le tecniche. È questo il tema attorno a cui è incentrata la mostra “Matisse, la figura” che Palazzo dei Diamanti di Ferrara, fino al 15 giugno, dedica ad un gigante della storia dell’arte moderna, evocando il suo percorso creativo e, al tempo stesso, mettendo in luce le strette relazioni tra la sua produzione pittorica, scultorea e disegnativa. Con questa rassegna, curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou e studiosa di Matisse riconosciuta in ambito internazionale, la Fondazione Ferrara Arte intende proporre un ritratto a tuttotondo e non scontato del maestro francese, che metta in risalto le sue doti di alchimista del colore, ma anche il suo grande talento grafico e scultoreo. Una selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di ogni parte del mondo, racconterà l’avventura attraverso la quale Matisse, al pari di Picasso, si è ispirato al più classico dei temi, quello della figura, e ne ha sovvertito la rappresentazione tradizionale. (red)
LE CARROZZE REGALI ALLA REGGIA DI VENARIA
Sfilano nella mostra “Carrozze Regali – La Barca Sublime”, fino al 22 giugno alla Reggia di Venaria Reale, una decina di meravigliose carrozze del XVIII e XIX secolo usate dai sovrani per le loro uscite pubbliche in occasioni di grandi cerimonie. Si tratta di “opere” tra le più sfarzose ed affascinanti della storia delle corti: un patrimonio di grande importanza che desta incanto e stupore, e su cui si intende attirare interesse ed attenzione per le valenze storiche ed artistiche che richiama. Sono presenti alcune superbe carrozze di gala dei sovrani italiani della Restaurazione, dei re di Napoli, di Sicilia e Sardegna e del Granduca di Toscana. Particolarmente significative quelle appartenute a Pio IX e Vittorio Emanuele II, che conducono idealmente dal Risorgimento fino all’Unità d’Italia ed alla sontuosa corte che Umberto I e Margherita aprirono a Roma, finalmente Capitale della Nazione unificata. In mostra anche il celebre fiabesco Berlingotto del 1789 di Vittorio Emanuele I, l’unica carrozza regale italiana del Settecento rimasta, e tra gli ultimi simboli dell’Antico Regime, probabilmente in uso anche alla Venaria Reale. Completano l’allestimento 3 portantine di corte del Settecento, alcuni preziosi disegni originali delle carrozze e la maestosa “Palombella”, l’automobile del 1909 proveniente dal Museo dell’Automobile di Torino appartenuta alla Regina Margherita che iniziò a segnare il passaggio dalle carrozze alle auto di parata. L’esposizione è arricchita da una decina di grandi disegni su pannello che raffigurano scene di cortei di carrozze di gala, basati su iconografie storiche e realizzati da Gianfranco Gritella. La mostra, organizzata dalla Reggia di Venaria, dal Palazzo del Quirinale e dal Polo Museale Fiorentino – Palazzo Pitti, con la generosa collaborazione dei Musei Vaticani e il sostegno straordinario della Compagnia di San Paolo, costituisce il primo esito della collaborazione fra le Regge delle tre capitali d’Italia per proporre eventi espositivi e studi sulle corti della Penisola, in particolare su quella del Regno d’Italia. (red)
LA “RISCOPERTA” DELL’ARTE NORDICA
L’arte nordica (scandinava, baltica, scozzese e tedesca più in generale) occupò nelle prime edizioni della Biennale di Venezia, che nasce nel 1895, il ruolo di protagonista, a fianco dei residui dell’arte pompier e delle manifestazioni dell’ufficialità accademica internazionale, rappresentando un elemento di novità e la vera svolta verso linguaggi e sensibilità ‘moderni’ e talvolta rivoluzionari. Incise anche sull’evoluzione dell’ambiente artistico italiano tanto che Vittorio Pica, il critico italiano forse più aggiornato e internazionale dell’epoca, ebbe a dire nel 1901 con indubbia efficacia come gli artisti italiani, vecchi e giovani, fossero presi da una sorta di ossessione nordica. Partendo da questa intuizione di Pica per la prima volta una grande mostra intende documentare quanto i “Nordici”, intesi nel senso più ampio del termine secondo le intenzioni del critico, Boecklin, Hodler, Klimt, Klinger, von Stuck, Khnopff e gli scandinavi di varie tendenze come Zorn, Larsson o addirittura Munch, abbiano influenzato gli italiani, che ne hanno subìto il fascino o che ne hanno abbracciato con convinzione ed efficacia le suggestioni. La mostra, allestita in Palazzo Roverella a Rovigo fino al 21 giugno, presta un’attenzione particolare al momento ‘svizzero’ della cultura tedesca – con Boecklin e Hodler- così come ai grandi viennesi e tedeschi – Klimt, Klinger e von Stuck- impegnati tra evocazioni mitologiche e dense interpretazioni simboliste dei miti non meno che della vita e dell’anima della belle époque mitteleuropea. (red)