– Roma, 10 lug – In una lettera al Corriere della Sera, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, risponde ad Angelo Panebianco, che il giorno prima aveva parlato di “gattopardismo” che potrebbe avvolgere il Partito democratico attraverso una “lenzuolata” di liste a sostegno di Veltroni, mentre nessuna di esse esprimerebbe un’alternativa. “Non basta dire scendano in campo candidature alternative. Devono essere effettivamente tali”, osserva Chiamparino, che così prosegue: “Lo sarebbero Bersani, Letta, Parisi? Per quel che conosco del loro pensiero e della loro esperienza sinceramente credo di no se penso al discorso di Veltroni a Torino e infatti Bersani ha rinunciato. Ha ragione Salvati. Lo spazio libero è quello dell’ “ortodossia” socialdemocratica e, forse, di un’area cattolica centrista. C’è qualcuno che ritiene di rappresentare quelle idee nel partito democratico? Sarebbe utile emergesse, per tutti. Ma non dipende dalle regole, dipende dalla soggettività, in altri termini se c’è chi decide di misurarsi”. Dopo aver ricordato che “si deve formare un’assemblea costituente che dovrà costruire un nuovo partito, non solo scegliere un leader”, Chiamparino giudica “auspicabile che un organismo costituente sia capace di aderire e rappresentare il più possibile le complessità anche territoriali di quella parte del Paese che guarda con interesse al Partito democratico. Può tutto ciò essere contenuto utilmente in una sola lista? Non mi sentirei di rispondere di sì senza correre il rischio di trovarci di fronte ad una Costituente composta alla fine solo da nomenclature. Non mi sembra irrilevante ad esempio che il nuovo partito abbia un forte profilo federale ed autonomista. Questo dipenderà dalle regole, ma queste regole saranno fatte da costituenti che quanto più saranno portatori di esperienze ed idee ispirate all’autonomismo, tanto più ci permetteranno di avere un partito federale. Per questo ritengo utile dare vita ad una lista che appoggi Veltroni e la sua piattaforma politica mettendo insieme esperienze con tutti i colori e le sfumature politiche, che rafforzi nel lavoro costituente le forze del federalismo. Non mi sfugge che regole che permettano ciò che ho appena proposto possano essere utilizzate per un proliferare di liste motivate solo da localismi e da particolarismi correntizi. Però a parte accorgimenti tecnici che possono sempre essere utili, il problema è inesorabilmente nelle mani della politica e della sua soggettività”.
