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Alla scoperta dei Beatles
con Assante e Castaldo

it@withub.it by it@withub.it
6 Giugno 2014
in Archivio speciali - Libri
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ALLA SCOPERTA DEI BEATLES CON ERNESTO ASSANTE E GINO CASTALDO
Hanno inventato il “beat”; sono stati, assieme a Bob Dylan, i padri del rock; hanno scritto alcune delle canzoni più belle e famose del secolo scorso; hanno stabilito nuove regole d’abbigliamento e di vita, hanno fatto crescere i capelli a un’intera generazione, hanno cambiato alcune regole della nostra vita e molto, molto altro ancora. Il tutto con una dozzina di album, tutti passati alla storia, e in meno di dieci anni, tra il 1962 e il 1970. Un decennio rivoluzionario sotto molti punti di vista, così com’erano rivoluzionari i Beatles. Rivoluzionari erano il loro modo di stare in scena, il loro abbigliamento, i loro atteggiamenti privati e pubblici, la loro ricerca sonora, il modo di comporre, di usare lo studio di registrazione, di proporsi in pubblico, di sparire dalle scene. La musica pop, tutta la musica pop, ha un enorme debito verso i Beatles. Non soltanto le band e gli autori che hanno deliberatamente preso spunto dalla loro lezione, ma anche chi, per contrasto, l’ha rifiutata, perché entrambi, i “favorevoli” e i “contrari”, hanno dovuto fare i conti con gli straordinari cambiamenti, le radicali innovazioni, le incredibili invenzioni dei quattro di Liverpool. Innovazioni che hanno cambiato in maniera radicale il volto della musica popolare, l’hanno trasformata, aperta, liberata, portandola a essere arte. “Beatles” (Laterza, pp. 297, 18 euro) di Ernesto Assante e Gino Castaldo racconta la straordinaria avventura dei Fab Four. (Red)

LA FRAGILITA’ DELL’AMORE IN “NON VOLARE VIA”
Matteo ama la pioggia. Gli piace sentirne il tocco leggero sulla pelle. Perché quello è l’unico momento in cui è uguale a tutti gli altri. Perché Matteo è nato sordo. Nel giorno degli esercizi, la logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua, ma Matteo non risponde, la voce non esce e nei suoi occhi profondi c’è un mondo fatto soltanto di silenzio. All’improvviso la voce esce: “Pecché vola via?”. Un uccellino è volato via e Matteo l’ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All’inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo. Eppure tutti si erano fatti forza in nome di un comandamento inespresso: “Restare uniti grazie all’amore”. Ma è stato proprio l’amore di questa famiglia a travolgere Alberto. Una famiglia che adesso ha bisogno di lui. Sandra, la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice, la figlia adolescente che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare: “Non volare via” (Garzanti, pp. 224, 9,90 euro) di Sara Rattaro. (PO / Red)

“LA MAREA NASCONDE OGNI COSA”: UN CASO DA RISOLVERE PER OLIVIA
Isola di Nordkoster, 1987. Ove ha paura. Ha solo nove anni, eppure ha capito benissimo cosa sta succedendo laggiù, sulla spiaggia: tre persone vestite di nero hanno sepolto una donna sotto la sabbia, lasciando fuori soltanto la testa. E presto la marea salirà. Il piccolo Ove non può stare a guardare: quando gli sconosciuti lasciano la donna al suo destino, lui corre a chiamare aiuto. Ma è troppo tardi. Stoccolma, 2011. Ha coraggio, Olivia. Ha solo 24 anni, eppure è pronta a tutto pur di scoprire la verità su quanto accaduto a Nordkoster. Per lei, quel vecchio caso irrisolto è molto più di un incarico affidatole dall’Accademia di polizia. Sarà perché ci aveva lavorato suo padre, ex agente morto quattro anni prima. Sarà perché la vittima, la cui identità è rimasta un mistero, aveva più o meno la sua età. Sarà perché il responsabile delle indagini, Tom Stilton, è misteriosamente scomparso nel nulla. Sarà perché, non appena Olivia inizia a fare domande sul delitto di Nordkoster, i pochi testimoni si chiudono in un silenzio ostinato. Sono passati 24 anni da quella notte maledetta, tuttavia lei ha l’mpressione che la marea abbia cancellato ogni cosa, tranne il desiderio di vendetta. Come se qualcuno fosse ancora in agguato, nell’ombra, e spiasse ogni sua mossa. Tutto questo è “La marea nasconde ogni cosa” (Nord, pp. 420, 9,90 euro) di Cilla e Rolf Borjlind. (Red)

“LA SARTA DI MARY LINCOLN”: LA STORIA DI ELIZABETH KECKLEY
Novembre 1860. Mancano poche ore al risultato delle elezioni per il 16esimo presidente degli Stati Uniti d’America e a Washington la tensione è altissima. Le strade brulicano di uomini che fanno la spola fra taverne e alberghi in cerca di notizie o si assiepano davanti alle porte dell’ufficio del telegrafo. Le sale dei circoli che costellano il quartiere della Casa Bianca sono già piene di passanti accorsi numerosi per approfittare del whisky offerto gratuitamente. Soltanto una donna di colore, Elizabeth Keckley, si affretta a tornare alla sua pensione di mattoni rossi stringendo al petto il suo cesto da cucito. È una sarta specializzata in eleganti abiti femminili alla moda. A Saint Louis, dopo anni di sacrifici e risparmi, è riuscita a comprare la libertà per sé e per il figlio George, studente in una lontana università dell’Ohio. Si è trasferita a Washington, la capitale federale dell’Unione, animata da un solo intento: continuare a garantire al figlio quell’istruzione che a lei è stata preclusa. Bravissima a confezionare i corpetti complicati e aderenti per i quali le dame del tempo impazziscono, Elizabeth vede la sua fama accrescersi e farsi largo a poco a poco tra i circoli più in vista della città. Finché un giorno non si trova al cospetto di una donna sulla quarantina dai capelli scuri, con una bella carnagione e limpidi occhi azzurri che denotano acume e intelligenza: Mrs Mary Lincoln, la moglie del Presidente appena eletto, la first lady nota per le sue bizze. Jennifer Chiaverini conduce i lettori nelle atmosfere ottocentesche degli Stati Uniti e le fa rivivere attraverso lo sguardo e le mani sempre in movimento di Elizabeth Keckley, “La sarta di Mary Lincoln” (Neri Pozza, pp. 384, 18 euro). (PO / Red)

LA POSSIBILITA’ DI UN NUOVO INIZIO IN “RITROVARSI A MANHATTAN”
Claire sa bene che il destino a volte percorre strade inaspettate. Eppure non avrebbe mai immaginato di ricevere un’eredità così bizzarra: completare l’ultimo libro su cui stava lavorando suo marito, uno dei più famosi sessuologi americani. E ora Claire non sa da che parte cominciare. Perché è abituata a scrivere brevi articoli, ma un romanzo è un’altra cosa. Perché ritrovarsi vedova a New York a 30 anni è un’impresa tutt’altro che semplice. Ci sono regole non scritte a cui non si può sfuggire. Tutti intorno a lei sembrano non aspettare altro che darle consigli su come comportarsi, su cosa fare o non fare, chi frequentare e chi evitare. Il galateo dell’alta società di Manhattan prevede fasi ben precise per chi ha perso il marito: osservare il lutto per il tempo giusto, ma non negarsi alla vita sociale; rimanere fedeli al ricordo dell’amore passato, ma conoscere nuovi uomini. Bisogna far fronte alla solitudine, assecondare gli amici, ascoltare i consigli di un terapista, anzi, meglio due. E poi c’è sempre quel libro da terminare, e anche qui una regola infallibile non c’è. Tra sorprese, colpi di scena, storie strampalate e tradimenti, Claire si accorge che, forse, quella che stringe tra le mani è la sua seconda occasione. Di iniziare di nuovo, di essere felice. Perché a volte bisogna solo spiccare il volo, senza voltarsi indietro. “Ritrovarsi a Manhattan” (Garzanti, pp. 300, 16,40 euro) di Carole Radziwill è la storia di una perdita, ma anche di un nuovo inizio. (PO / Red)

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