Ha ragione Renzi, quando dice che si devono colpire corrotti e corruttori ma senza fermare i cantieri, o ha ragione il magistrato Raffaele Cantone, capo in pectore dell’Anticorruzione, quando sostiene invece che si devono revocare gli appalti alle imprese inquisite?
Sono due opinioni molto diverse e difficilmente conciliabili. Matteo Renzi sceglie come priorità l’esecuzione di opere pubbliche che si devono ritenere utili e soprattutto urgenti, come nel caso dell’Expo, i cui lavori devono essere completati entro un anno, pena il discredito planetario. Raffaele Cantone, in questo preceduto dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, mette davanti a tutto il ripristino della concorrenza ferita dagli accordi collusivi tra stazione appaltante e impresa appaltatrice. Insomma, occorre intervenire subito, soprattutto quando ci sono dei rei confessi, perché se aspetti la sentenza definitiva, lasci che le tangenti uccidano il mercato.
Massimo Mucchetti, presidente della commissione industria del Senato, si sofferma sulla disputa tra Renzi e Cantone, ricorda le buone ragioni di entrambi e propone un accettabile compromesso. Forse, dice, su richiesta della Procura e disposizione del Gip, si potrebbero commissariare temporaneamente le imprese e le società concessionarie inquisite per corruzione di pubblici ufficiali fino a quando non intervenga un’assoluzione di primo grado e fatte salve, in caso di condanna, le altre misure. Avremmo così una deterrenza rafforzata e, al tempo stesso, salveremmo le opere, rendendo un servizio alla collettività, ai lavoratori, ai fornitori e ai finanziatori, ma non ai dirigenti o agli imprenditori che vincono le gare a colpi di tangenti. (9 giu)