Una delle caratteristiche degli scandali italiani è che tra le malefatte portate alle luce dalle inchieste giudiziarie sono poche quelle che il buon giornalismo non aveva già segnalato da tempo. Se uno sfoglia il libro che Renzo Mazzaro ha scritto l’anno scorso per Laterza, intitolato “I padroni del Veneto” , trova una dettagliata descrizione del sistema di potere sorto intorno al Mose, poderosa macchina mangiasoldi, e soprattutto trova un lunga file di domande rimaste senza risposta fino agli arresti dell’altro giorno. Prendiamo la deliziosa paginetta dedicata al cinquantesimo compleanno di Giancarlo Galan, festeggiato il 10 settembre 2006. La domanda che quel giorno si posero il cronista e i 500 ospiti del governatore era come avesse fatto Galan a permettersi quella villa sui Colli Euganei che trasudava potenza e denaro da ogni muro restaurato. Oggi il magistrato propone una risposta non proprio onorevole, ma c’è da dire che Mazzaro c’era arrivato per conto proprio.
Nello stesso modo, se qualcuno è interessato ad approfondire i risvolti più opachi della portentosa azione immobiliare che porta il nome di Expo 2015, può utilmente consultare il libro-inchiesta “Le mani su Milano”, che il giornalista Franco Stefanoni – sempre per Laterza – ha dedicato agli oligarchi del cemento.
Anche in questo caso, si ricostruiscono gli antefatti di una tempesta giudiziaria. Aziende raccomandate, appalti truccati, mazzette, politici e imprenditori collusi. Tutti al riparo di una cupola in grado di spartire sottobanco e slealmente i più rilevanti affari immobiliari di Milano.
Non è vero che il malaffare è invisibile. Per smascherarlo, spesso basta fare un salto in edicola o in libreria.
(10 giu)