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“GLI ITALIANI NEL QUEENS”, DALLE DIFFICOLTA’ ALLE CONFERME

it@withub.it by it@withub.it
10 Giugno 2014
in News dal mondo HP, Protagonisti
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Emigrazione e integrazione sono temi attuali. Oggi più che mai. Ed è giusto allora, soffermarsi a riflettere, studiare e analizzare temi legati alla tolleranza, all’accoglienza, al multiculturalismo e alla convivenza. Specie alla luce dei fatti, visto che sono più di quattro milioni i cittadini iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) e molti di più sono i nostri connazionali, soprattutto giovani, che da meno di dieci anni vivono in un Paese diverso dall’Italia: il famoso fenomeno della “nuova emigrazione”. Di emigrazione “fenomeno che il nostro Paese ha conosciuto soprattutto nei secoli XIX e XX” e non solo, parla Giuseppe Fortuna, professore presso il Queens College della  City University di  New York, nel suo libro “Italiani nel Queens” (Carocci edizioni). Il volume – che è stato presentato ieri a Roma presso il Centro Studi Americani, di via Caetani, alla presenza di Antonio Pilieri, presidente del Centro Studi Lucani nel Mondo –  analizza il processo d’integrazione degli italiani in America unendo macroanalisi della struttura sociale e microanalisi di attitudini personali. Fortuna parla di globalizzazione “dal basso” e  transnazionalismo,  di cervelli in fuga e radici senza dimenticare la sua esperienza di emigrato: “Prima a Torino, poi negli Stati Uniti”.

EMIGRAZIONE DI IERI E DI OGGI  Fortuna delinea un profilo della comunità italiana del Queens, parla del mercato del lavoro e della famiglia: “Ieri chi emigrava partiva dall’Italia con la valigia di cartone. Oggi sono ‘armati’ di  iPhone e iPad. Gli emigranti di oggi sono intellettuali, parlano due lingue, sono laureati. Hanno studiato e spesso vanno all’estero per arricchire il proprio bagaglio culturale. Anche il professor  Domenico De Masi dell’ Università La Sapienza lo ha ricordato in occasione della presentazione del libro, facendo riferimento  alla frattura tra nuovi soggetti ‘digitali’ e vecchi soggetti ‘analogici’. Quello che accomuna gli emigranti di ieri a quelli di oggi – continua Fortuna –  è però la voglia di mantenere saldi i rapporti con le proprie radici, con il proprio paese d’origine, con la famiglia. La propria nazione resta una calamita – racconta il professore Fortuna – chi è emigrato in America negli anni ’50 o ’60 ha incontrato, tuttavia, non poche difficoltà legate all’integrazione, alla tolleranza, al rispetto per la propria cultura. I primi ad emigrare hanno subito tante discriminazioni. Oggi, però, questi problemi sono risolti: viviamo in una società globalizzata e multiculturale in cui convivono culture differenti e soprattutto dove c’è rispetto reciproco. Gli emigranti sono visti come una ricchezza, molti sono giovani ricercatori.  In questi anni – aggiunge – abbiamo inoltre visto personaggi di origini italiane ricoprire importanti ruoli istituzionali. Bill de Blasio è un esempio su tutti. Non va dimenticato però quanto hanno sofferto gli emigrati di prima e seconda generazione. E va sottolineato, invece, che è ben inserita la fascia di emigrati di terza e  quarta generazione”.

 

IL LIBRO Lo scopo del libro di Fortuna è quello di indagare alcuni aspetti delle isole culturali italiane a New York, e in particolare nel Queens. Analizza – sia dal punto di vista sociologico, sia da quello delle esperienze individuali – come i cambiamenti socio-economici, occorsi in Italia e negli Stati Uniti negli ultimi decenni, abbiano avuto impatto sulla comunità italiana della Grande Mela modificando il mercato del lavoro, i modelli di vita familiare e la partecipazione sociale. Il professor Fortuna fa il punto del fenomeno migratorio focalizzando l’attenzione – oltre che sui numeri – sulle persone: nel descrivere il viaggio verso l’integrazione in una nuova struttura sociale, ci svela – nel suo libro – le varie strategie adottate dagli immigrati nella loro interazione di gruppo. Qui il carattere di una comunità urbana con le sue aggregazioni etniche, i distinti mercati del lavoro e i modelli di vita familiare vengono esplorati con la meticolosità precipua del sociologo. Nel corso dei vari capitoli, inoltre, l’autore guida il lettore verso una autentica comprensione degli emigrati nel loro cammino verso l’integrazione.  Il fenomeno emigrazione secondo  Fortuna va letto quindi in una nuova chiave: gli emigranti di oggi  non  sono più delle piccole cellule isolate, le nuove generazioni si aprono alle attività socio-politiche, partecipano attivamente alla vita cittadina dando il loro prezioso contributo: “Un traguardo” commenta il professore che aggiunge “abbiamo bisogno di una nuova teoria, di pluralismo culturale”. “E’ importante aprirsi, mescolare, incoraggiare i legami, integrarsi con la comunità. Un esempio può arrivare dagli Istituti Italiani di Cultura che dovrebbero puntare sì sulla cultura, ma quella che parte dal basso”. (10 giu – Gil)

 

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