– Roma, 10 lug – L’emigrazione dal Sud al Nord del Paese “torna ai livelli degli anni ’60”. E’ quanto emerge dal rapporto Svimez, secondo il quale “nel 2004, in base agli ultimi dati disponibili, sono stati circa 270mila i trasferimenti stabili (120mila) e temporanei (150mila) Sud-Nord: numeri molto elevati, se si pensa che negli anni di massima intensità migratoria 1961-63 la quota raggiunse i 295mila”. L’emigrazione di giovani meridionali secolarizzati – si legge nel rapporto – depaupera ulteriormente le possibilità di sviluppo dell’area. Restano stabili i trasferimenti Nord-Sud, “fermi intorno alle 60mila unità e poco sensibili all’evoluzione dell’economia”. Lombardia, Emilia Romagna e Lazio “restano le tre regioni preferite dai nuovi emigranti”. “Tra 25-29 anni, al cinquanta percento, l’emigrato tipo ha un titolo di studio medio-alto (diploma superiore il 36,3% e laurea il 13,1%)”. In base ai flussi, tra le regioni spiccano Campania (38 mila unità), Sicilia (28,6 mila), Puglia (21,5 mila) e Calabria (17,8 mila unità). Sono circa 151mila i “pendolari di lungo raggio che nel 2006 si sono spostati dalle aree d’origine. Circa il 60% ha meno di 35 anni. Nel 50% dei casi i pendolari svolgono al Centro-Nord professioni di livello elevato e nel 38% mansioni di livello intermedio, a conferma del fatto che il sistema produttivo meridionale si conferma incapace ad assorbire l’offerta di lavoro più qualificata”.
