LA PIETA’ SECONDO GIOVANNI BELLINI
Il restauro della celebre Pietà di Giovanni Bellini, appartenente alla Pinacoteca di Brera, è l’occasione per ripercorrere, in una mostra a Brera fino al 13 luglio, la prima carriera del pittore veneziano, grande protagonista dell’arte rinascimentale italiana, attraverso il particolare angolo di visuale offerto dal suo modo di affrontare il tema del Cristo in pietà, che ricorre con frequenza nella produzione dell’artista e della sua efficientissima bottega. Fulcro della mostra la straordinaria Pietà di Brera, resa finalmente leggibile anche nei suoi valori cromatici dal recente, complesso restauro, terminato a fine 2012 e condotto dai restauratori del Laboratorio interno al museo. Il tono freddo della tavolozza è il segno più immediatamente percepibile del distacco di quest’opera dalla tradizione pittorica lagunare, dal colore saturo e dorato delle icone. Accanto a questo capolavoro della Pinacoteca di Brera viene posta, per la prima volta, l’intensissima, grande versione del soggetto di Palazzo Ducale a Venezia: la straordinaria occasione offerta da questo accostamento potrebbe suggerire qualche utile precisazione sulla difficile cronologia relativa alle due opere. Intorno a questo nucleo centrale sono esposte la Pietà del Museo Civico di Rimini e quella già alla sommità della Pala di Pesaro di Giovanni Bellini, ora conservata nei Musei Vaticani. Questi due capisaldi dell’ottavo decennio del Quattrocento, che propongono in composizioni risolte diversamente il tema della morte salvifica di Cristo – Cristo in pietà tra angeli nella tavola riminese e invece Cristo tra la Maddalena, Nicodemo e san Giuseppe d’Arimatea in quella ai Vaticani -, furono un punto di riferimento ineludibile per molta pittura del tempo, e non solo veneziana. (Red)
GIO PONTI E LA RICHARD GINORI A MILANO
Gio Ponti e la Richard Ginori: una corrispondenza inedita presenta, fino al 21 luglio al Museo Marino Marini di Milano, una scelta selezionata di circa cinquanta pezzi, tra i meno conosciuti, provenienti dalla ricca collezione di ceramiche di Gio Ponti del Museo di Doccia, e una selezione di una trentina di lettere dell’architetto/designer, per la maggior parte inedite, provenienti dall’archivio della Manifattura di Doccia, con schizzi, disegni e indicazioni di fabbricazione. Le lettere rappresentano un nuovo spunto per indagare sul metodo lavorativo di Gio Ponti e sul suo rapporto con la Richard Ginori, improntato ad una costante ricerca di innovazione delle idee e del prodotto, e offrono al contempo l’occasione per riflettere sulla creatività italiana, di cui è stato uno tra i maggiori rappresentanti a livello internazionale. Le opere presentate, invece, evidenziano il legame stretto tra l’idea e il prodotto stesso, affiancando il disegno o lo schizzo originale all’oggetto poi effettivamente realizzato a Doccia. Molte delle ceramiche esposte non sono entrate in produzione seriale, alcune sono pezzi unici della preziosa collezione del Museo Richard Ginori. Dopo la prima guerra mondiale, la Richard Ginori, che con i suoi cinque stabilimenti era ormai una delle principali industrie ceramiche in Europa, visse una delle sue età più gloriose. Il merito principale fu appunto del giovane architetto Gio Ponti (1891-1979), che iniziò a collaborare con la società nel 1922 e ne divenne il direttore artistico per un decennio, dal 1923 al 1933. Il suo talento immaginifico, la sua passione per l’industria e, al tempo stesso, per l’artigianato più raffinato, la sua capacità di guidare il gusto dei suoi contemporanei interpretandone con ironia le aspettative, ne fecero l’ideale rinnovatore delle ceramiche d’arte Richard Ginori. (red)
A MILANO I CAPOLAVORI DI KLIMT
Presentati per la prima volta a Milano alcuni dei più noti capolavori di Klimt, provenienti dai più importanti musei del mondo, in una mostra, fino al 13 luglio a Palazzo Reale, organizzata da Comune di Milano, Palazzo Reale, 24 Ore Cultura e Arthemisia Group, realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna e curata da Alfred Weidinger, affermato studioso dell’artista. Proprio il Museo Belvedere, in occasione del 150.mo anniversario della nascita di Klimt, ha organizzato nel 2012 un grande mostra che dava conto della formazione, dello sviluppo e dell’apice della carriera artistica del genio austriaco, riunendo molti lavori di Klimt, tra cui 40 oli. Nella mostra milanese ve ne sono 20, oltre ad altri suoi lavori e di artisti a lui vicini, a cominciare dai fratelli Ernst e Georg, per un totale di oltre 100 opere. La ricostruzione originale del “Fregio di Beethoven” – esposto nel 1902 a Palazzo della Secessione a Vienna – chiude il percorso espositivo, occupando un’intera sala e “immergendo” il visitatore nell’opera d’arte totale, massima aspirazione degli artisti della Secessione viennese e tutto il percorso espositivo si avvale di un allestimento che integra tematiche e opere nel contesto di arte totale proprio della movimento. La mostra si propone dunque di indagare i rapporti familiari e affettivi di Klimt, esplorando gli inizi della sua carriera alla Scuola di Arti Applicate di Vienna e la sua grande passione per il teatro e la musica attraverso l’esposizione di opere provenienti anche da altri importanti musei, tra cui diversi capolavori come Adamo ed Eva, Giuditta II, Girasole e Acqua mossa. (red)
LA ROMA SI METTE IN VETRINA
La storia calcistica della Roma in una esposizione, nella quale per la prima volta vengono applicati al calcio i canoni dell’arte, che si tiene fino al 20 luglio negli spazi di Factory Pelanda, all’ex Mattatoio di Testaccio a Roma, quartiere che è anche la culla del tifo romanista. La mostra, promossa dalla società AS Roma, è organizzata da Arthemisia Group e sostenuta dall’assessorato alle politiche giovanili di Roma Capitale. “Roma ti amo” il titolo scelto per l’esposizione in cui i principali protagonisti, insieme alla squadra, sono i tifosi: tra le moltissime sale, in uno spazio di oltre 1300 mq, si possono infatti trovare i volti romanisti, celebri e non, catturati nei mesi precedenti in appositi set fotografici. Il percorso si snoda attraverso installazioni che coniugano grandi scenografie con la storia del club. Basti pensare al calcio balilla di 20 metri che i visitatori si trovano a vivere, con “omini” alti oltre 2 metri anziché pochi centimetri, che si sfidano in due squadre: una indossa le maglie della rosa attuale, l’altra quelle della celebre Hall of Fame, composta dai grandissimi atleti della storia della squadra. Tra questi: Aldair Nascimento Santos, Amedeo Amadei, Fulvio Bernardini, Marcos Evangelista de Moraes ‘Cafu’, Bruno Conti, Agostino Di Bartolomei, Paulo Roberto Falcao, Giacomo Losi, Roberto Pruzzo, Francesco Rocca, Franco Tancredi, Attilio Ferraris IV, Vincenzo Montella, Sebino Nela e Giuseppe Giannini. Allestira anche la “Galleria Corriere dello Sport”, nella quale sono riprodotte centinaia di prime pagine dello storico giornale attraverso le quali vengono ripercorsi tutti gli avvenimenti più significativi della storia dell’AS Roma. Esposti inoltre tutti i trofei della società, le maglie storiche, i cimeli più importanti, i documenti più significativi. (red)
FIRENZE CELEBRA PONTORMO E ROSSO FIORENTINO
Palazzo Strozzi, a Firenze, ospita, fino al 20 luglio, la grande mostra “Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’”, un’esposizione dedicata all’opera dei due pittori più anticonformisti e spregiudicati fra i protagonisti del nuovo modo di intendere l’arte in quella stagione del Cinquecento italiano che Giorgio Vasari chiama ‘maniera moderna’. Un evento unico che vede riuniti per la prima volta i capolavori dei due artisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione. Inoltre la sezione di “Tracce di Firenze”, destinata all’esposizione temporanea di testimonianze della storia della città poco note, celebra Jacopo Pontormo (1494-1557), in occasione del quinto centenario della sua partecipazione alla realizzazione del Carro di San Giovanni Battista o della Zecca. La rassegna, a Palazzo Vecchio, fino al 20 luglio come quella di Palazzo Strozzi, presenta le 13 tavole superstiti del gruppo di dipinti che Pontormo realizzò, intorno al 1514, per questo monumentale apparato dell’antica Funzione degli Omaggi, mostrandole, per la prima volta (di norma sono ubicate nel Mezzanino di Palazzo Vecchio), assieme a tutte le altre pitture e sculture che nel corso dei secoli adornarono il medesimo carro, fino a quando, tra il 1808 e il 1810, non venne definitivamente smantellato. Il Carro di San Giovanni Battista era uno dei carri monumentali a forma di torri che, la mattina del 24 giugno, in occasione dei festeggiamenti dell’omonimo santo, patrono di Firenze, uscivano in processione per la Funzione degli Omaggi. Questa antica cerimonia, di origine medievale, ha rappresentato, per molti secoli, la principale manifestazione di potere delle autorità governative della città. Prevedeva che i dignitari e i rappresentanti delle corporazioni e di tutte le terre soggette al dominio fiorentino, tenute al pagamento di tributi, sfilassero in segno di obbedienza davanti ai governanti, in piazza della Signoria, esibendo simbolicamente le loro offerte – sotto forma di ceri, palii e coppe – prima di recarsi in processione al Battistero. (red)