Il dubbio è che la riforma della pubblica amministrazione annunciata dal governo finisca con l’aumentare l’influenza della politica nella vita di tutti i giorni. E’ un dubbio sollevato da alcuni osservatori qualificati e di cui sarebbe agevole verificare il fondamento se il testo della riforma fosse disponibile.
Invece il testo ancora non è pubblico e quindi ci si deve accontentare degli annunci e dei commenti sugli annunci.
Scrive l’economista Mario Seminerio che, per quel che se ne sa, la riforma Madia punta a ridurre l’autonomia della dirigenza pubblica in modo che essa divenga il braccio esecutivo e la cinghia di trasmissione della volontà politica. Seminerio cita tra l’altro la nuova norma che consentirebbe ai sindaci di assumere per chiamata diretta personale privo di laurea per mansioni che invece fino a oggi l’hanno richiesta. Per certi aspetti, scherza Seminerio, questa innovazione appare come l’agognato superamento del valore legale del titolo di studio.
Altre obiezioni, sul quotidiano Italia Oggi, vengono da Luigi Oliveri che si sofferma su tre provvedimenti. Il primo riguarda gli incarichi dirigenziali di vertice: la valutazione dei curricula compete a una Commissione ma l’ultima parola spetta al ministro anche sulla base di una scelta che d’ora in poi sarà “non motivata”, e per la quale non sarà tenuto a rispondere. Sulla falsariga del primo, il secondo provvedimento consente di nominare dirigenti esterni a tempo determinato pur in presenza di un dirigente di ruolo disponibile con caratteristiche corrispondenti. Il terzo provvedimento integra il secondo, nel senso che sarà possibile allontanare i dirigenti di ruolo sostituiti da un esterno.
La prassi legittima dello spoil system dovrebbe convivere con il principio che la pubblica amministrazione è politicamente neutrale: sembra che questo equilibrio ora venga manomesso.
(18 giu)
