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In Brasile una “rete” culturale che parla italiano

it@withub.it by it@withub.it
1 Luglio 2014
in Archivio BigItaly focus
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(1 lug) Sulla facciata color avorio di un vecchio casale portoghese sventola bandiera italiana. E’ rivolta verso il mare e barche e reti di pescatori sono lì a un passo. Le vie laterali che lo costeggiano sono percorse da festoni verdeoro, e sulla fiancata dell’edificio c’è dipinto Apollo che stringe a sé in un largo abbraccio le nove muse. Siamo a Ribeira, periferia ovest di Salvador. Bahia, Brasile. E l’edificio è la sede dell’Icbie: Istituo Cultura Brasile Italia Europa. L’ha fondato undici anni fa Pietro Gallina, professore di musica-teatro al Liceo Socrate di Roma, deciso a dare consistenza e progettualità a un futuro altrimenti scandito dalla precarietà. “A maggio del 2015 compiremo ufficialmente dieci anni, anche se siamo qui dal 2003 e il primo corso è datato 2004”. L’idea viene da lontano e racconta di una storia fatta di amicizia e rabbia: l’amicizia di Pietro per Ele D’Artagnan (al secolo Michele Lombardi), pittore e attore veneziano, amico di Federico Fellini e altri artisti che gravitavano a Roma durante gli anni della dolce vita, morto solo e dimenticato da tutti; e la rabbia del pittore che nelle sue ultime volontà chiese di non voler veder esposti in Italia i suoi quadri. “Impiegai un anno a mettere insieme i documenti e le opere che mi aveva lasciato – racconta il professor Gallina – poi un giorno ospitai due miei amici pittori a Roma che videro i suoi quadri e da lì ci imbarcammo per New York con l’idea di allestire una mostra su di lui”. La mostra si tenne e fu un successo, ne scrissero il New York Times e il New Yorker Magazine, i quadri andarono venduti e Pietro si ritrovò con un bel gruzzolo tra le mani. “Avrei potuto ritirarmi in Brasile con mia moglie Marlene, ero già stato a San Paolo e il paese era in rampa di lancio. Ma quei soldi in fondo non erano miei e io mi chiedevo cosa avrebbe voluto farne D’Artagnan”. La risposta arriva un giorno in cui Pietro passando per Ribeira da Salvador s’innamora di questo casale. Un’occhiata complice, la voglia di tagliarsi i ponti alle spalle e di scommettere su un futuro diverso. “Pericolante e malmesso il casale non era in vendita ed era abitato da famiglie povere che convivevano con topi, scarafaggi e termiti, ma io lo comprai lo stesso. Comprendeva anche un deposito di bombole, un’officina di biciclette e un improbabile ristorante, ‘Vesuvio’, gestito da un italiano scappato dalla crisi argentina che all’inizio mi aiutò nei contatti. Lo ristrutturammo e nel 2003 – ricorda Pietro – nasce l’Icbie”. Primi anni e primi corsi: l’italiano, la musica, l’informatica, il teatro. Poi tra la comunità di Ribeira la voce si diffonde, si vincono le diffidenze e i numeri cominciano a crescere tanto che quest’anno lo stato di Bahia ha riconosciuto l’Icbie “punto di cultura”, vale a dire un’associazione che da anni lavora sul territorio promuovendo educazione e cultura con lo scopo di provare a dare un’opportunità a giovani altrimenti indirizzati altrove. “Per la gente di Ribeira – conclude il professore italiano – siamo diventati degli amici che lavorano per la loro comunità, offriamo il nostro spazio per i matrimoni e le feste di laurea dei nostri ex studenti o amici o anche solo per le famiglie che mandano qui i loro figli a studiare l’italiano”. “Poi a fine anno – aggiunge –  in collaborazione con il Comune di Salvador, con la nostra sede a Roma e attraverso qualche donazione cerchiamo di offrire ai migliori studenti un viaggio in Italia, in Europa o dovunque ci siano volontari e nostri amici passati di qua in grado di ospitarli. I ragazzi hanno modo di continuare a studiare e praticare la lingua, ed è un’esperienza che arricchisce anche te che li ospiti”. Possiamo chiamarlo uno scambio culturale. “Chiamiamolo così, ma io preferisco la parola rete. Vuoi per la Coppa, vuoi per i contatti che siamo riusciti a coltivare in questi anni e che ci fanno sentire meno soli”. E rete sia, Pietro. E che la pesca sia buona. (Ronald Giammò)

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